Nuove Cronache

A Montefredane il “Minatore italiano”: la famiglia Ilsbroux-Canna dona una scultura al Comune

Un pezzo di storia dell’emigrazione italiana torna idealmente a casa. La famiglia Ilsbroux-Canna ha deciso di donare al Comune di Montefredane una scultura in bronzo raffigurante il “Minatore italiano”, opera dello scultore belga Johny Ilsbroux, legata alla storia dei tanti lavoratori italiani emigrati in Belgio nel secondo dopoguerra. La donazione è stata formalmente accettata dall’Amministrazione comunale con la deliberazione di Giunta n. 69 del 24 agosto 2026. A promuovere il gesto è stato Ronald Giuseppe Ilsbroux, residente in Belgio ma profondamente legato a Montefredane attraverso le origini della madre, Antoniette Canna, nata nel paese irpino nel 1950 ed emigrata successivamente con la famiglia a Genk. La storia della scultura si intreccia direttamente con quella della famiglia Canna. Giuseppe Canna, nato a Montefredane nel 1915 e nonno del donante, emigrò infatti in Belgio, dove lavorò nelle miniere della Campine. Proprio a Genk, lo scultore Johny Ilsbroux realizzò la monumentale opera dedicata al minatore, collocata in occasione del cinquantesimo anniversario dell’accordo italo-belga del 23 giugno 1946 che regolò l’emigrazione dei lavoratori italiani verso le miniere belghe. L’esemplare di dimensioni più contenute che sarà donato al Comune diventerà così un simbolo della storia dei montefredanesi emigrati all’estero e, più in generale, dei sacrifici affrontati da migliaia di italiani alla ricerca di lavoro e di un futuro per le proprie famiglie.  “Dietro il volto del minatore ci sono le vite di tanti uomini di Montefredane e dell’Irpinia che partirono affrontando sacrifici enormi”, sottolinea il sindaco Ciro Aquino, evidenziando come il gesto della famiglia Ilsbroux-Canna rappresenti “un pezzo della nostra storia che torna simbolicamente a casa”.  Ma per l’Amministrazione la memoria non deve trasformarsi soltanto in celebrazione del passato. Il sindaco guarda anche alle nuove generazioni e al fenomeno dell’emigrazione giovanile: “Tanti meridionali partirono con vecchie valigie alla ricerca di lavoro e fortuna. Oggi le valigie sono cambiate, ma il rischio è che continuino a riempirle i nostri giovani, i nostri laureati e le nostre migliori intelligenze”.   Da qui l’invito a trasformare il ricordo in una responsabilità per il presente: “Dobbiamo lavorare perché partire sia una scelta e non più una necessità”. Per Aquino, formazione, innovazione, competenze e capacità di attrarre investimenti devono diventare le nuove risorse su cui costruire il futuro delle aree interne. La scultura del “Minatore italiano” assume così un significato che va oltre l’opera d’arte: un ponte tra la memoria di chi partì ieri e la sfida di creare le condizioni perché i giovani possano scegliere di restare domani.

di Mat. Lib.

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