Nuove Cronache

Addio a Giuseppe Gargani, l’ultimo custode della tradizione democristiana

Screenshot

Si è spento a Roma Giuseppe Gargani, storico esponente della Democrazia Cristiana, giurista raffinato e presidente dell’Associazione degli ex parlamentari. Con lui scompare una delle figure simbolo della lunga stagione politica della Prima Repubblica, uomo di mediazione, visione istituzionale e profondo radicamento popolare. A ricordarlo con parole dense di emozione è stato Gianfranco Rotondi, presidente della Dc e deputato di Fratelli d’Italia, che sui social ha affidato il proprio saluto a un messaggio dal tono intenso e personale.  “È vissuto come ha voluto, sulla breccia fino all’ultimo minuto”, ha scritto Rotondi, sottolineando come Gargani abbia continuato fino agli ultimi giorni il suo impegno pubblico alla guida dell’associazione dei parlamentari emeriti. “È anche finito come avrebbe desiderato, all’improvviso, senza soffrire”, aggiunge, descrivendo una figura capace nella vita di “dispensare amore e solidarietà”.  Nel ricordo emerge il ritratto di uno dei protagonisti della grande stagione democristiana irpina, accanto a Ciriaco De Mita e Gerardo Bianco. Un trio che segnò profondamente la storia politica nazionale, portando l’Irpinia al centro delle dinamiche della Dc negli anni del suo massimo splendore.  “Del trio Gargani era il più popolare, elettoralmente e umanamente”, ricorda ancora Rotondi, evidenziando quella capacità di costruire rapporti autentici e consenso diretto che lo rese una figura trasversale e rispettata anche oltre gli steccati correntizi. Ma Giuseppe Gargani non fu soltanto uomo di partito. Fu anche un attento osservatore delle trasformazioni istituzionali che avrebbero cambiato il volto dell’Italia. Rotondi richiama il suo allarme sulla crisi politica del 1992, negli anni di Mani Pulite, quando Gargani intuì in anticipo il crollo imminente degli equilibri che avevano sorretto la Prima Repubblica.  Da giurista, inoltre, aveva previsto le conseguenze dell’abolizione dell’immunità parlamentare, tema sul quale espresse per anni riflessioni critiche e preoccupazioni legate al rapporto tra politica e magistratura.  Nel suo percorso politico non mancò neppure la capacità di leggere i cambiamenti del nuovo scenario italiano. Rotondi ricorda infatti come Gargani seppe comprendere anche la “discesa in campo” di Silvio Berlusconi, interpretandola come una delle novità destinate a ridefinire l’area moderata italiana dopo la fine della Dc.  Il messaggio di Rotondi si chiude con parole che assumono il tono di un commiato collettivo verso un’intera stagione politica: “Oggi si spegne un’altra luce, e siamo tutti più soli”.   Con Giuseppe Gargani se ne va non soltanto un protagonista della storia parlamentare italiana, ma anche uno degli ultimi interpreti di quella cultura politica cattolico-democratica che per decenni ha guidato il Paese, lasciando un segno profondo nelle istituzioni e nella vita pubblica nazionale.

di Marco Iandolo

Exit mobile version