Dal monitoraggio del caldo alla costruzione di una risposta concreta. Ad Avellino si insedia il tavolo permanente di coordinamento su clima, verde urbano e vulnerabilità sociale, nato dopo il dossier di Legambiente Campania sulle isole di calore nei capoluoghi campani. Al primo incontro, a Palazzo di Città, hanno partecipato la vicesindaca Anna D’Aliasi, l’assessora ai Lavori pubblici e al Verde pubblico Enza Ambrosone, l’assessore alle Politiche sociali Sergio Trezza e una delegazione di Legambiente Avellino – Alveare APS. Il punto di partenza sono dati che restituiscono una città molto diversa a seconda delle zone. Secondo le rilevazioni satellitari effettuate con i dati Landsat nelle estati tra il 2015 e il 2025, la temperatura superficiale media del suolo ad Avellino si aggira sui 36 gradi, il valore più basso tra i capoluoghi campani anche grazie all’altitudine e alla presenza di aree boschive. Ma nei punti più esposti la situazione cambia radicalmente: nell’area industriale di Pianodardine si arriva fino a 50 gradi, mentre nel centro urbano consolidato si raggiungono circa 44 gradi e nella fascia tra Borgo Ferrovia e Pianodardine circa 43 gradi. Numeri che assumono un peso ancora maggiore alla luce della struttura demografica della città. Avellino conta oltre 52mila residenti ed è il capoluogo campano con la popolazione proporzionalmente più anziana. Anziani soli, persone con patologie croniche, cittadini con minori disponibilità economiche e lavoratori esposti al caldo rappresentano le categorie maggiormente vulnerabili durante le ondate di calore. Da qui la prima azione concreta del tavolo: mappare e trasformare in veri rifugi climatici gli spazi che la città già possiede. La ricognizione condotta da Comune e Legambiente ha individuato dieci aree verdi in grado di offrire ristoro e sedici fontanelle pubbliche funzionanti. L’obiettivo, però, non è soltanto realizzare una mappa. I luoghi individuati dovranno essere progressivamente attrezzati con più ombra, alberature, sedute, acqua potabile e condizioni di accessibilità adeguate. Nei giorni di maggiore allerta si punta inoltre a coinvolgere anche biblioteche, centri civici, strutture comunali e centri anziani, creando una rete di spazi al chiuso climatizzati destinati soprattutto alle persone più fragili. La mappa sarà resa disponibile sul sito istituzionale del Comune e diffusa anche attraverso servizi sociali, centri anziani, farmacie e medici di base, con l’obiettivo di raggiungere anche chi non utilizza internet. Prevista inoltre la possibilità per i cittadini di segnalare fontanelle guaste, aree inaccessibili e nuovi punti d’ombra. “Il caldo urbano si combatte con gli alberi e la de-impermeabilizzazione tanto quanto con la capacità di raggiungere chi resta solo in casa”, sottolinea la vicesindaca Anna D’Aliasi, evidenziando la necessità di unire politiche ambientali, lavori pubblici e interventi sociali. Per Legambiente, la mappatura rappresenta soltanto il primo passo. “Dieci aree verdi e sedici fontanelle sono un punto di partenza”, osserva il presidente di Legambiente Avellino – Alveare APS Antonio Di Gisi, che richiama la necessità di una vera Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, capace di incidere anche sugli strumenti urbanistici, a partire dal PUC e dal Piano del Verde. La sfida, dunque, è trasformare una fotografia satellitare in una politica urbana concreta. Perché ad Avellino il caldo non è più soltanto una questione meteorologica: è sempre più una questione di salute, qualità urbana e giustizia sociale.
di Mat. Lib.
