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Avellino, Pd irpino, la Festa dell’Unità riaccende le tensioni

In AVELLINO, CAMPANIA, POLITICA
Ottobre 03, 2026
Cerrato denuncia l’esclusione e punta il dito contro la gestione del partito: “Quando servono consenso e rapporti con gli amministratori il mio telefono funziona benissimo. Dopo lo scrutinio iniziano i problemi”.

Quella di Antonello Cerrato non sembra essere soltanto un’assenza dalla Festa dell’Unità. Dietro la mancata partecipazione del consigliere comunale e delegato alla Sanità di Montoro si intravede una tensione politica più ampia all’interno del Partito Democratico irpino.   Cerrato, intervenuto sulla vicenda in un’intervista su un quotidiano locale, non nasconde il proprio disappunto e sposta il tema dal singolo episodio al rapporto tra il partito e chi quotidianamente lavora sui territori. Il punto, per il consigliere, non è avere un microfono o uno spazio sul palco, ma il riconoscimento politico di chi costruisce consenso, relazioni e presenza amministrativa.  “Nel Pd, il lavoro e il consenso sembrano contare soltanto quando servono in campagna elettorale”, sostiene Cerrato, sottolineando come un partito che chiede partecipazione e impegno debba poi essere capace di valorizzare chi quell’impegno lo mette concretamente a disposizione. Ancora più netto il passaggio sui rapporti con i vertici provinciali: “Quando servono rapporti con gli amministratori, consenso e lavoro sul territorio, il mio telefono funziona benissimo. Dopo lo scrutinio, cominciano i problemi di comunicazione”.  Parole che lasciano emergere un malessere che va oltre la vicenda personale. Cerrato racconta infatti di aver cercato più volte un confronto con il segretario provinciale Marco Santo Alaia, senza ottenere risposte concrete sul proprio coinvolgimento nella Festa dell’Unità.  La questione diventa così anche politica e organizzativa. Perché, se da un lato il Pd punta a rafforzare la propria presenza nei territori e a formare nuove energie, dall’altro resta aperto il tema dello spazio effettivamente riconosciuto a chi amministra, milita e costruisce consenso.  Ed è proprio sui giovani che Cerrato pone l’interrogativo più ampio: “Se formiamo i giovani e poi non diamo loro spazio, quale futuro stiamo costruendo?”.  Una domanda che supera la singola esclusione e riporta al centro il tema della classe dirigente, della partecipazione e dell’unità interna. Perché, come suggerisce lo stesso Cerrato, l’unità di un partito non si misura soltanto dalle iniziative pubbliche o dalle locandine, ma dalla capacità di coinvolgere e ascoltare chi ogni giorno ne rappresenta il volto sui territori.

di Marco Iandolo