Nuove Cronache

Avellino, Teatro Carlo Gesualdo: Dalle Macerie della Gestione Festa-Nargi alla Necessità di una Vera Fucina Artistica

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Gli ultimi attacchi a mezzo stampa sferrati dall’ex sindaco Gianluca Festa sul tema dei fondi destinati al Teatro Carlo Gesualdo richiedono un’operazione di verità rigorosa e ineludibile. Continuare a mistificare la realtà raccontando di una presunta floridezza economica o gestionale passata significa ignorare volutamente le devastanti conseguenze che l’asse amministrativo rappresentato da Gianluca Festa ed Laura Nargi ha prodotto sul patrimonio culturale della città di Avellino. La realtà che la comunità si trova oggi ad affrontare è il risultato diretto di anni di scelte miopi, che hanno letteralmente azzerato la cultura avellinese.

Danno strutturale e svuotamento dei servizi

Entrambe le amministrazioni Festa e Nargi hanno dimostrato un’assoluta mancanza di visione nella gestione teatrale, riducendo l’Istituzione Carlo Gesualdo a una scatola vuota. La scelta più grave ed emblematica di questa decadenza è stata lo smantellamento progressivo degli uffici interni: le maestranze, i servizi amministrativi, logistici e organizzativi che costituiscono la vera spina dorsale e linfa vitale di qualsiasi macchina teatrale sono stati eliminati o resi improduttivi.  Invece di concepire il teatro come un organismo vivo e in continua produzione, le passate gestioni hanno applicato la forma più becera e pigra di gestione culturale: quella di aprire la struttura esclusivamente in occasione dello spettacolo, per poi serrarne i battenti subito dopo. Un approccio “container” che ha trasformato un monumento d’eccellenza in una semplice sala in affitto, priva di continuità, di vita e di un respiro programmatico reale. In tutta Italia i teatri stabili e comunali non vengono gestiti così, bensì come centri propulsori di cultura, residenze artistiche e poli aggregativi.

Nomine fuori regione e isolamento dal circuito regionale

A questa gestione priva di respiro si è aggiunta la scelta di direzioni artistiche prive di operatività concreta e sradicate dal contesto sociale. Individuare figure esterne alla regione, del tutto disconnesse dalla storia e dalle esigenze del territorio irpino, ha dimostrato non solo una profonda ignoranza nei confronti delle eccellenze artistiche e delle maestranze locali, ma anche l’assenza totale di una strategia di rete. Un altro gravissimo colpo inferto al Carlo Gesualdo è stato l’uscita del teatro dal circuito del Teatro Pubblico Campano. Una scelta sconsiderata che ha privato il Gesualdo della circuitazione delle migliori stagioni teatrali della nostra regione Campania, spezzando quel filo diretto con la rete distributiva regionale che per anni aveva garantito qualità, sostenibilità economica e pluralità dell’offerta.

Inadeguatezza delle competenze e auspicio per il futuro

Vale la pena sottolineare un dato politico e istituzionale decisivo: sia nell’amministrazione Festa sia in quella Nargi, i sindaci sono stati i diretti detentori delle deleghe alla Cultura. Tuttavia, entrambi non possiedono né studi pertinenti nella gestione dello spettacolo dal vivo, né conoscono la cultura artistica, musicale e teatrale. Il risultato di questa mancanza di competenze specifiche è sotto gli occhi di tutti: negli ultimi anni siamo drammaticamente tornati indietro anziché progredire, assistendo al declino di quello che era uno dei teatri più prestigiosi del Mezzogiorno. L’auspicio forte e condiviso è che il nuovo assessore alla Cultura, Luca Cipriano — che già in tempi non sospetti ha dimostrato come si possa guidare il Gesualdo con visione e competenza — riporti il Carlo Gesualdo ad aprirsi a proficui dialoghi territoriali, regionali e nazionali, facendolo ritornare la grande fucina artistica che Avellino merita.

di Raffaella Bellezza  (Direttore artistico, pianista e giornalista pubblicista)

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