di Giuseppe Cestone – Abbiamo assistito nelle scorse settimane il botta e risposta tra Trump e Papa Leone XIV. Per molti, anche fra politici che gestiscono il potere più alto, la figura del Papa deve stare fuori dalla politica. Il Vangelo, tuttavia, annunciando valori che mettono al centro la persona non può essere politicamente neutro. La presenza del Papa a Lampedusa è un gesto profetico che richiama i cristiani ad assumere una posizione morale che sia conforme ai valori di Cristo. Ogni domenica, milioni di italiani vanno a messa. Ogni elezione, quegli stessi milioni si disperdono in tutti i partiti — destra, sinistra, centro, astensione — senza che la loro fede pesi in modo riconoscibile su una sola scelta pubblica. È il paradosso italiano: il Paese con il Papa in casa ha la politica più scristianizzata d’Europa, non nei simboli ma nella sostanza. Dopo il 1994, la diaspora cattolica fu presentata come una liberazione: finalmente i credenti avrebbero potuto “lievitare” tutti i partiti dall’interno. Trent’anni dopo, il bilancio è impietoso: il lievito si è dissolto nella pasta senza farla crescere. I cattolici in politica ci sono, ma contano come singoli, non come portatori di una visione. Vengono arruolati quando servono — un valore da sventolare qui, un bacino di voti da mungere là — e ignorati su tutto il resto e messi all’angolo quando dicono qualcosa di scomodo La colpa non è solo dei partiti o del modello comunicativo teocratico che sta proponendo Trump. È anche di un mondo cattolico che ha smesso di formare alla politica. Le vecchie scuole di formazione sociale hanno chiuso, l’associazionismo si è ripiegato sul devozionale o sull’assistenziale, e le nuove generazioni di credenti non hanno mai sentito dire che la politica è — come affermava Paolo VI — “la forma più alta ed esigente della carità”. Irrilevanti, dunque? Solo se si confonde la rilevanza con il potere. I cattolici italiani gestiscono la più grande rete di solidarietà del Paese: mense, doposcuola, accoglienza, sanità. Manca il passo successivo: trasformare questa presenza sociale in proposta politica. Non un partito confessionale, ma una voce riconoscibile. Il giorno in cui la ritroveranno, la parola “irrilevanza” tornerà nei dizionari, da dove non doveva mai uscire. Come un tempo don Sturzo fece un appello a tutti gli uomini liberi e forti, in questa stagione della storia, i cristiani sono chiamati ad impegnarsi politicamente per veicolare valori che tengano insieme una società che tende alla disgregazione. La tradizIone del cristianesimo politico italiano ha bisogno di ritrovare un cammino unitario per essere di nuovo voce che parla al mondo e rimette al centro la persona umana.
