Dopo un’avventura intensa e turbolenta durata tre anni, la storia di José Mourinho sulla panchina della Roma si chiude con un epilogo amaro, riflettendo l’altalena di successi e controversie che hanno contrassegnato il suo mandato. Un cammino iniziato sotto i migliori auspici e sigillato da una storia di amore e passione con la tifoseria, oggi arriva al capolinea con il suo esonero.
Era il maggio 2021 quando i Friedkin si recarono personalmente a Londra per portare Mourinho a Roma: una mossa che accendeva l’entusiasmo tra i supporter e offriva la promessa di un futuro luccicante per il club capitolino. Con un ingaggio da sette milioni di euro annui più bonus, la famiglia Friedkin puntava forte sul carisma e sull’esperienza del tecnico portoghese, celebre per i suoi trionfi passati con Porto, Inter, Chelsea e Real Madrid.
Il debutto non tradì le attese. Mourinho fornì subito scampoli di potenziale con prestazioni più brillanti in Europa rispetto al fronte domestico. La stagione 2021/2022 si concluse con un sesto posto in campionato ma anche con l’euforica vittoria della Conference League contro il Feyenoord, che segnava un successo inedito per la Roma e al contempo un traguardo personale per il “Special One”, divenuto il primo allenatore a vincere tutte e tre le principali competizioni UEFA.
L’arrivo dell’atteso Paulo Dybala nella stagione seguente infondeva ulteriori speranze, ma la squadra mostrò alti e bassi che non sfociarono nelle aspettative dei tifosi. Nonostante un percorso in Europa League che portò la Roma in finale, la sconfitta ai rigori contro il Siviglia riaccese i riflettori sulle criticità che aleggiavano intorno al tecnico e alle sue vibranti proteste arbitrali, culminate in una squalifica e in una crescente frizione con la dirigenza.
Era chiaro che il terzo anno sarebbe stato cruciale, con l’arrivo di Romelu Lukaku a testimonianza delle ambizioni del club. Tuttavia, la realtà dei fatti si dimostrò più dura dei sogni: la Roma non riuscì a mantenere una costanza di risultati positivi e, dopo il derby anemico con la Lazio e la sconfitta contro il Milan, la pazienza dei vertici societari si esaurì.
Con 138 partite all’attivo, 68 vittorie, 30 pareggi e 40 sconfitte, il percorso di Mourinho a Roma si conclude in maniera non dissimile da precedenti esperienze in cui emerse la sua figura di allenatore geniale ma divisivo, capace di suscitare emozioni contrastanti ma sempre destinato a lasciare un’impronta.
Per il lusitano si tratta del quinto esonero della sua carriera, un nuovo capitolo che si aggiunge alla sua narrativa professionale fatta di vette eccessive e precipitose cadute. Per la Roma, l’addio a Mourinho si posiziona come un momento di riflessione e rilancio, con la consapevolezza che il futuro del club richiederà una nuova guida tecnica e forse, un nuovo approccio per tornare a competere ai livelli più alti.