A dieci anni esatti dalla sua ultima esibizione cittadina sul palco del Teatro Carlo Gesualdo, il Maestro Uto Ughi ha fatto il suo trionfale ritorno ad Avellino, regalandosi e regalando al pubblico una serata di sublime emozione. L’evento rappresenta uno dei punti più alti di “Avellino Estate in Città”, il Festival Diffuso Estivo ideato dall’Assessore alla Cultura Luca Cipriano e nato da un intenso e corale lavoro di squadra condotto in costante sinergia con l’Ufficio Cultura del Comune di Avellino.
Una notte d’arte alle spalle della Dogana
A fare da palcoscenico a cielo aperto a questo straordinario appuntamento è stata Piazza Amendola, che proprio alle spalle dello storico ed emblematico monumento della Dogana si è trasformata in un’arena di armonia e suggestioni visive. L’iniziativa segna una svolta per il capoluogo irpino, che per la prima volta sperimenta la grande musica classica e sinfonica al di fuori delle tradizionali sale teatrali. Un’operazione che si inserisce nel solco di virtuosi precedenti del panorama regionale e nazionale: basti pensare alle storiche intuizioni dei primi anni 2000 al Leuciana Festival, ideato e diretto dal Maestro Nunzio Areni al Real Belvedere di San Leucio, o alle consolidate esperienze di Teatri di Tradizione, Fondazioni Lirico-Sinfoniche e Teatri di Prosa che da tempo portano la grande arte ad abitare piazze e siti storici.
Il dialogo di luce: le luminarie artigianali e la figura del “Carluccio”
A rendere ancora più intima e identitaria l’atmosfera della serata è stata l’architettura di luce che incornicia il centro storico: le luminarie d’autore, realizzate appositamente dagli artigiani locali di Rocca San Felice, borgo nel cuore dell’Irpinia. L’installazione rende omaggio al “Carluccio” — il piccolo principe di Bronzo, simbolo storico della città —, trasformato nel protagonista visivo del Festival e in guida luminosa che accompagna cittadini e visitatori tra la musica e la riscoperta del patrimonio urbano.
Verso una nuova fruizione: la sfida dell’educazione al pubblico
Se l’entusiasmo della piazza e l’affluenza di spettatori testimoniano il forte desiderio di cultura della città, la serata ha anche offerto uno spunto di riflessione sulle modalità di fruizione dello spettacolo dal vivo. In contesti informali e d’ampio respiro come una piazza storica, emerge con chiarezza l’importanza di investire in quella che il Ministero della Cultura definisce “educazione e formazione del pubblico trasversale” (audience development). Avvicinare la grande musica alle masse richiede, infatti, un percorso accompagnato: alfabetizzare alle dinamiche dell’ascolto, al rispetto dei tempi della scena e al rito dell’esecuzione dal vivo è il tassello fondamentale per far sì che la cultura non sia solo fruita, ma pienamente compresa e valorizzata da ogni fascia di spettatori.
La visione: la cultura come motore identitario
• Decentramento dell’arte: Superare i confini fisici del teatro per abitare e riscoprire i luoghi della memoria cittadina.
• Maestranze e Territorio: Connettere interpreti di caratura internazionale con la maestria artigiana irpina.
• Lavoro di rete: Un modello di progettazione culturale coordinato dall’Assessorato in costante dialogo con la macchina comunale.
“Il ritorno del Maestro Uto Ughi nel cuore antico di Avellino, tra la maestosità della Dogana e la luce del nostro Carluccio, è il simbolo di una città che abbraccia i linguaggi dell’arte e si avvia verso una maturità culturale diffusa, consapevole e partecipata.”
di Raffaella Bellezza
