376 views 6 mins 0 comments

Napoli, Marius, il corpo del vuoto: al Kestè l’“Alter Ego” di una nuova generazione

In CAMPANIA, CULTURA, NAPOLI
Settembre 29, 2026
Al Kestè di Napoli, il giovane artista Marius esplora identità, memoria e vulnerabilità attraverso pittura, cianotipia e radiografie, trasformando il corpo e il vuoto in uno spazio di confronto tra sé e lo spettatore.

Il Kestè non espone soltanto opere: espone possibilità. E quando una giovane generazione entra nello spazio dell’arte, il problema non è stabilire se abbia già trovato una forma definitiva, ma osservare come la forma stia cercando il proprio corpo. È dentro questa tensione che nasce “ALTER EGO — MARIUS”, la mostra con cui il Kestè di Napoli inaugura la nuova stagione espositiva. Protagonista è Mario Di Vito, in arte Marius, classe 2005, nato ad Avellino e studente all’Accademia di Belle Arti di Napoli, artista già incontrato e apprezzato da Nuove Cronache. Il 2 ottobre alle ore 19 il vernissage aprirà ufficialmente il progetto, che proseguirà il 7 ottobre alle 19 con un Live Painting e si concluderà il 15 ottobre alle 19 con il Finissage. Marius arriva alla pittura da una porta che la storia recente ha lasciato spalancata: quella del lockdown. Prima il disegno, poi il digitale, quindi la pittura, la materia, la contaminazione delle tecniche. Ma il percorso interessante non è tanto quello cronologico quanto quello della trasformazione: l’immagine non è più soltanto qualcosa da rappresentare, diventa qualcosa attraverso cui rappresentarsi. E qui entra in scena l’alter ego. Non l’autoritratto come esercizio narcisistico, dunque, ma il doppio come dispositivo di conoscenza. Il corpo nudo non è semplicemente un corpo esposto: è un corpo attraversato dalla memoria, dalla vulnerabilità, dalle esperienze. Pittura, cianotipia, vecchie radiografie e materiali differenti costruiscono una grammatica nella quale il giovane artista sembra sottrarsi alla tentazione di raccontarsi direttamente. Marius si racconta per frammenti. La radiografia, in particolare, porta nell’opera ciò che normalmente resta nascosto: lo scheletro, l’interno, la struttura invisibile. È come se l’artista dicesse che per guardare davvero un corpo bisogna attraversarne la superficie. La cianotipia, con la sua impronta sospesa fra fotografia e materia, aggiunge invece una dimensione quasi fantasmale: ciò che resta non è necessariamente ciò che abbiamo visto, ma ciò che una presenza ha lasciato dietro di sé. E poi c’è il vuoto. Ma attenzione: non il vuoto come mancanza. Il vuoto di Marius sembra piuttosto essere uno spazio di ascolto. È lì che l’immagine smette di urlare e comincia a respirare. È lì che il silenzio diventa materia dell’opera. “La malinconia era la sua ultima compagnia, amava chiudere gli occhi, sentire i rumori del mare, il suo profumo, difficile da descrivere. Parlava con i pensieri”.  In questa frase c’è forse una delle chiavi per entrare nel lavoro di Marius: il mare come esperienza sensoriale e mentale, il silenzio come luogo abitabile, la malinconia non necessariamente come malattia dell’anima ma come forma dello sguardo. L’artista contemporaneo, del resto, non ha più bisogno di dichiarare un’identità unica. Può moltiplicarla, contraddirla, sezionarla. Può costruire un corpo e subito dopo dissolverlo. Può usare una vecchia radiografia come una fotografia dell’invisibile e lasciare che sia lo spettatore a completare ciò che manca. Perché il vuoto, quando funziona, non è mai vuoto per tutti allo stesso modo. Ognuno vi proietta qualcosa. È questo forse il passaggio più interessante di ALTER EGO: il momento in cui l’esperienza privata di Marius smette di appartenergli completamente e diventa territorio dello spettatore. L’opera non dice più soltanto “questo sono io”, ma domanda: “chi sei tu davanti a me?” Marius ha già attraversato alcune esperienze collettive, dal Gaia Festival all’omaggio a Basquiat di ArtPorter a Torino, fino ad Anhelitus. Ora il Kestè rappresenta qualcosa di diverso: non semplicemente un’altra tappa espositiva, ma un ritorno nel luogo nel quale l’artista è stato conosciuto attraverso gli incontri d’arte del mercoledì. Ed è proprio questo elemento a rendere particolarmente significativo l’appuntamento. Il Kestè sceglie di inaugurare la propria stagione dando spazio a un artista giovanissimo incontrato prima ancora che esponesse. Prima viene l’incontro, poi l’opera, quindi lo spazio. Una piccola inversione di prospettiva rispetto alla consuetudine del sistema dell’arte: non si parte dal curriculum per arrivare all’artista, ma dalla relazione per costruire un possibile percorso. Napoli, in fondo, è anche questo: una città nella quale l’arte può ancora accadere per contaminazione, per prossimità, per incontro. Il 2 ottobre, dunque, Marius porterà al Kestè il proprio alter ego. Il 7 ottobre, con il Live Painting, potremo assistere all’opera mentre si fa. Il 15 ottobre, con il Finissage, sarà invece il momento in cui il lavoro potrà essere riguardato dopo aver attraversato lo spazio e gli sguardi. Tre appuntamenti, tre tempi diversi della stessa esperienza: l’apparizione, la trasformazione, la sedimentazione. E forse è proprio questo il senso di una mostra intitolata ALTER EGO: non mostrare chi siamo, ma mostrare chi potremmo essere quando l’arte ci permette di guardarci da fuori.

di Giuseppe Di Giacomo