Quattro persone sono raggiunte da un’ordinanza di misura cautelare nell’ambito di un’indagine su presunte estorsioni ai danni di imprenditori impegnati in lavori pubblici nel Vallo di Lauro. Il provvedimento, emesso il 21 ottobre 2026 dal GIP del Tribunale di Napoli, dispone la custodia cautelare in carcere per tre indagati e gli arresti domiciliari per il quarto. Le contestazioni sono aggravate dal metodo mafioso e dalla presunta agevolazione del clan Graziano, storicamente attivo sul territorio. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia e condotte dai Carabinieri della Compagnia di Baiano, hanno ricostruito diversi episodi di estorsione e tentata estorsione verificatisi tra febbraio e settembre 2026. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli imprenditori sarebbero stati minacciati e costretti a versare somme di denaro calcolate in percentuale sul valore degli appalti oppure a pagare periodicamente denaro richiesto come “regalo” o per la cosiddetta “messa a posto”. Il quadro investigativo è stato inoltre aggiornato con un ulteriore tentativo di estorsione ai danni di imprenditori affidatari di un importante appalto pubblico a Lauro. Le vittime sarebbero state minacciate per ottenere il pagamento di denaro, con la prospettiva di ritorsioni violente e della rinuncia ai lavori. Gli approfondimenti hanno consentito anche di accertare che uno degli episodi inizialmente contestato come tentata estorsione si sarebbe invece concretizzato con la consegna di mille euro a uno degli indagati, indicati come «regalo» per i lavori eseguiti sul territorio. Il provvedimento riguarda persone già in parte sottoposte a misure restrittive: due indagati si trovavano in carcere, un terzo agli arresti domiciliari, mentre il quarto è stato condotto in carcere dopo essere stato scarcerato in precedenza dal Tribunale del Riesame di Napoli. L’inchiesta si basa su intercettazioni, servizi di osservazione e pedinamento, immagini di videosorveglianza, riconoscimenti fotografici e testimonianze raccolte dagli investigatori. Come precisato dalla Procura, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari: gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.
di Fausto Sacco

