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Gli esami non finiscono mai anche per lo storico imprenditore della città della concia: Marcello Troisi

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Aprile 09, 2024
Lo abbiamo incontrato alla scrivania del suo ufficio, gli abbiamo rivolto alcune domande mentre curiosava e commentava al monitor l’andamento azionario della borsa.

Solofra. Marcello Troisi è un autorevole protagonista di quella ristretta cerchia di imprenditori che hanno davvero plasmato il distretto della concia solofrana negli anni del boom economico. A pieno titolo fa parte della “generazione dell’identità” per appartenenza politica e per una visione orientata alla realizzazione degli obiettivi della propria comunità, di cui è stato per lungo tempo amministratore. Il distretto conciaro di Solofra è conosciuto in tutto il mondo per la produzione di pellami di alta qualità destinati all’abbigliamento ed alla pelletteria di lusso. Le pelli conciate di Solofra sono particolarmente apprezzate per la loro morbidezza, resistenza e bellezza. In questo mondo che si estende su un territorio di 115 chilometri quadrati dove operano circa 141 imprese per un totale di circa 1800 addetti ed un fatturato che si aggira sui 220 milioni di euro, il 60% derivante dalle esportazioni, Marcello Troisi tenta ancora di dare il suo contributo come un capitano coraggioso che sa dove vuole andare e come arrivare alla meta, ed è in grado di trasmettere la sua visione in modo coinvolgente e appassionato. Lo abbiamo incontrato alla scrivania del suo ufficio, gli abbiamo rivolto alcune domande mentre curiosava e commentava al monitor l’andamento azionario della borsa.

Ci racconta come nasce il suo successo imprenditoriale?

Ho operato nei momenti buoni. Ho avuto la fortuna di aver conosciuto una donna in gamba che lavorava con la Tunisia. Mi consigliò di aprire una nuova società in Tunisia, perché qui vigeva una legge che consentiva di non pagare le tasse per i primi dieci anni. Quando stava per scadere la prima decade aprii una nuova società per avere sempre la stessa agevolazione. Però dopo altri otto anni ci fu un ripensamento legislativo nel Paese per cui è dovuta cambiare anche la mia strategia imprenditoriale.

Ad un giovane imprenditore cosa consiglierebbe?

Di seguire la mia strada ed aprire una società in un paese dove non si pagano le tasse, dove l’utile è netto.

Ci spiega brevemente lo spiacevole episodio giudiziario in cui è incappato di recente?

Ho venduto delle pelli ad un noto imprenditore che non mi ha pagato. Mi spiego meglio. Ha regolato con dei titoli su cui c’è la sua firma, che sono andati protestati. Sapevo che sarebbe stato difficile essere pagato. Confidavo però sul fatto che questo imprenditore avesse comprato un bene all’asta, che poi ha rivenduto ad un terzo senza onorare il debito che aveva con me. Ho chiesto all’avvocato che mi segue di costituirmi quale creditore e di chiedere la revoca della citata vendita in quanto per il nuovo acquirente si è trattato di un incauto acquisto avendo l’imprenditore dei debiti nei miei confronti, ma il mio legale mi ha sconsigliato questa strada in quanto mi ha riferito che la stessa è sottoposta al vaglio della magistratura che non sembra essere orientata in tal senso.

Quale sarebbe l’altra strada per il recupero del debito?

Di iniziare un nuovo procedimento legale contro questo imprenditore aggredendo i beni personali, ma so già che non ha intestato nulla e si perderebbe solo tempo, mentre io avevo proceduto all’affare sapendo del bene all’asta.

Per cui cosa si sente di fare ora?

Rivolgere un appello alle istituzioni e in particolare alla Magistratura di tutelare meglio noi imprenditori veri.

Grazie

di Giuseppe Di Giacomo