Microsoft, il colosso tecnologico e software, ha recentemente comunicato una riduzione significativa del personale nella sua divisione gaming, annunciando il licenziamento di 650 dipendenti. Questa decisione segue quella, altrettanto notevole, del gennaio scorso quando furono tagliati 1.900 posti, in un settore che fino a poco tempo fa sembrava in continua espansione.
Il capo dell’unità gaming, Phil Spencer, ha spiegato che la decisione è correlata alla necessità di “organizzare la nostra attività per un successo a lungo termine”, soprattutto in seguito alla massiccia acquisizione di Activision Blizzard, costata a Microsoft 69 miliardi di dollari. Attività come “Call of Duty”, uno dei franchise di punta di Activision, non sembrano comunque destinati a subire interruzioni dirette per questi cambiamenti.
Questo nuovo round di tagli riguarda principalmente posizioni aziendali e di supporto. Durante una comunicazione interna, Spencer ha commentato: “Oggi è uno dei giorni difficili. So che affrontare altri cambiamenti come questo è duro”. Queste parole trasmettono un senso di necessaria riluttanza nel prendere decisioni del genere, che però si ritengono essenziali per la sostenibilità futura.
Il settore dei videogiochi, nonostante la sua tendenza alla crescita durante la pandemia, sta mostrando segni di contrazione. Anche Sony PlayStation ha ridotto l’8% della sua forza lavoro globale, interessando 900 persone, inclusi lavoratori negli studi di produzione di videogiochi. Lo studio PlayStation London, aperto nel 2002 e specializzato in giochi per la realtà virtuale, ha chiuso i battenti.
Le reazioni a queste notizie non sono tardate ad arrivare. Il sindacato Communications Workers of America (CWA), che rappresenta lavoratori nel settore dei videogiochi, ha espresso profonda delusione per i licenziamenti. Samuel Cooper, un produttore senior di World of Warcraft e membro del CWA, ha dichiarato che “licenziamenti spietati come questi sono diventati fin troppo comuni”.
Questi tagli riflettono una tendenza più ampia nell’industria tecnologica di revisione delle dimensioni del personale in risposta alle pressioni economiche. Lo scorso anno, il settore ha perso circa 260.000 posti di lavoro, secondo dati di layoffs.fyi, un sito che monitora i licenziamenti nel settore tecnologico.
Mentre Microsoft assicura che nessun gioco o dispositivo sarà cancellato né alcun studio chiuso, il clima di incertezza rimane. La promessa di mantenere intatta la struttura produttiva potrebbe non placare le preoccupazioni dei dipendenti e degli stakeholder che vedono nella costante riduzione del personale un segnale preoccupante per il futuro del settore. Resta da vedere come queste “strategie per il successo a lungo termine” influenzeranno effettivamente la crescita e l’innovazione in un’industria così dinamica e guidata dalla creatività come quella dei videogiochi.
