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Richiesta finanziaria del G77+Cina: tra necessità e silenzi delle nazioni sviluppate

In ECONOMIA
Novembre 20, 2024

Mentre si svolge la Cop29 nella città azera di Baku, una richiesta di finanziamenti per 1,3 trilioni di dollari (circa 1300 miliardi di euro) lanciata dal G77 più Cina, coglie gli osservatori e i partecipanti con un pessimismo marcato riguardo l’atteggiamento delle nazioni più sviluppate. Il gruppo, che rappresenta una coalizione di paesi in via di sviluppo inclusa la Cina, ha manifestato frustrazione e preoccupazione per la scarsa risposta ricevuta.

Adonia Ayebare, funzionario diplomatico ugandese e portavoce del G77+Cina, ha esplicitato i termini di questa richiesta durante una conferenza stampa: il sostegno finanziario necessario per affrontare le sfide imposte dal cambiamento climatico ammonta precisamente a 1,3 trilioni di dollari. Tuttavia, secondo Ayebare, non solo i paesi sviluppati non hanno formulato piani dettagliati al riguardo, ma hanno dimostrato un silenzio che complica i progressi nei negoziati, proprio mentre “il tempo si esaurisce”.

Le reazioni a questa mancanza di impegno sono state prontamente espresse anche da altri rappresentanti del G77. Diego Pacheco, capo della delegazione boliviana, rispondendo alla proposta di un finanziamento annuo di 200-300 miliardi di dollari da parte dell’Unione Europea, ha ironicamente chiesto se fosse “uno scherzo”. Egli sottolinea come l’Accordo di Parigi stabilisca chiaramente il flusso di finanziamenti dai paesi sviluppati verso quelli in via di sviluppo, criticando gli attuali tentativi di negoziazione che sembrerebbero voler diluire le responsabilità e gli obblighi legali delle nazioni più ricche.

L’eco di questa frustrazione è stata rafforzata da Ali Mohamed, un delegato kenyano, che ha insistito sul chiaro obbligo che i partner sviluppati dovrebbero assumere nel supportare le nazioni meno avanzate nelle loro sfide contro le alterazioni climatiche. Le trattative non sembrano aver mosso passi significativi in dieci giorni, generando un senso di delusione palpabile tra i membri del G77+Cina.

Il dialogo tra responsabilità globale e sostegno finanziario assume quindi contorni tesi e problematici. Da una parte, i paesi in via di sviluppo richiedono urgentemente risorse ingenti per implementare politiche di mitigazione e adattamento agli effetti nefasti del cambiamento climatico, dall’altra, i paesi sviluppati appaiono reticenti, se non tiepidi, nell’assumere impegni concreti e proporzioni finanziarie al passo con le necessità espresse.

Questo gap di reazioni e responsabilità alimenta nuove sfide nel già difficile percorso della cooperazione internazionale in materia ambientale. La questione sollevata a Baku ci interroga direttamente sulle dinamiche di potere e di solidarietà a livello mondiale, richiamando ogni nazione alle proprie responsabilità con una chiarezza che, a oggi, appare ancora troppo sfuocata.