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Magistratura: una ferita tuttora aperta.

In ATTUALITA', OPINIONE
Ottobre 30, 2025
Il punto della situazione di Domenico Salerno…..

Almeno una dichiarazione che attenua la precedente e ammette un’inciviltà giuridica è stata formulata da Cesare Parodi, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, che ha affermato “Non ha funzionato la tempistica, qualunque vicenda che dura 30 anni è qualcosa che un Paese civile non dovrebbe conoscere”.   Parodi si riferisce alla recente sentenza della Corte di Cassazione che ha escluso per Silvio Berlusconi (alla memoria) responsabilità sul caso Mangano (appartenenza alla mafia) concludendo, appunto dopo 30 ANNI  le vicende giudiziarie dell’ex Presidente del Consiglio. Parodi ha aggiunto ancora, rispetto alle dichiarazioni di Marina Berlusconi che aveva parlato di “persecuzione politica” che se la persecuzione è avvenuta “la condanno, ma io non so se è avvenuta e non posso dare un giudizio su questo”. Mai si era arrivato a tanto come ammissioni da parte di un magistrato.   Giova ricordare che l’unica condanna definitiva per Silvio Berlusconi è arrivata il primo agosto 2013, e si riferiva ad una frode fiscale nel processo sui diritti tv Mediaset, per il resto sono stati trent’anni di procedimenti nei quali le accuse sono state variegate e di ogni tipo, con una tempistica, per quanto  riguarda la notifica di indagato, che a tanti non è sembrata casuale, a cominciare dal primo avviso di garanzia recapitato dal pool di Milano durante il vertice Onu sulla criminalità transnazionale a Napoli nel 1994 subito dopo l’ascesa di Berlusconi a Palazzo Chigi e che fu una vera e propria dichiarazione di guerra al presidente del Consiglio da parte della magistratura.  Da un punto di vista storico forse è ancora presto per fare un’analisi serena su Berlusconi e sul periodo di mani pulite, restano i dubbi circa l’uso politico della giustizia contro Berlusconi e la classe politica della cosiddetta prima repubblica che ha modificato la storia d’Italia. Senza voler emettere giudizi definitivi vale però la pena ricordare un’affermazione di Berlusconi: “Io posso  difendermi (si riferiva al fatto che nelle indagini che lo hanno riguardato sono stati impegnati circa 100 avvocati difensori) ma se la gogna infinita toccasse ad altri, che fine farebbero questi poveretti”.  Berlusconi non era lontano dalla verità pronunciando questa frase; tanti sono stati i personaggi minori che hanno visto la propria vita dilaniata da indagini che poi non hanno approdato a condanne, il risultato però era stato in ogni caso raggiunto con la distruzione di lavoro, attività professionali, affetti e famiglie e talvolta con il sacrificio della vita.  Non una parola di scusa, non un rimorso, neppure di fronte a casi eclatanti come quello del presentatore Enzo Tortora. Per fortuna i cittadini in gran parte sono riusciti a rendersi consapevoli della verità e si spera che nessuno dimentichi il degrado anche umano che è risultato dalla vicenda Palamara: bande contro bande per il controllo dei posti di potere. Pochissime le voci di sinistra che hanno fatto una qualche se pur minima ammissione delle ingerenze pesantissime che i magistrati hanno fatto nella vita del Paese; Violante e Dalema, molto in ritardo hanno accennato ai disturbi della giustizia, troppo poco e troppo tardi e soprattutto all’orizzonte da parte dei magistrati non appare alcun atto che faccia pensare ad un’ammissione di colpe con l’impegno di non far prevalere le proprie ideologie politiche nell’esercizio della giustizia: appunto una ferita ancora e sempre aperta.

di Domenico Salerno