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Frode da 166 milioni nel polo logistico Conad: 29 indagati e sequestri per oltre 30 milioni

In CAMPANIA, Caserta, CRONACA, REGIONI
Aprile 28, 2026
Sotto accusa un sistema basato su cooperative “serbatoio” di manodopera e fatture false: al centro dell’inchiesta la società PAC2000A.

Un articolato sistema di presunta frode fiscale e sfruttamento della manodopera è emerso da un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Napoli, coordinata dalla Procura di Napoli Nord, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 29 soggetti tra persone fisiche e società e al sequestro preventivo di oltre 30 milioni di euro.   Al centro dell’inchiesta figura la società PAC2000A, tra le principali realtà del sistema Conad per dimensioni e fatturato, accusata di aver fatto ricorso a un meccanismo illecito basato su appalti di manodopera formalmente regolari ma ritenuti, nella sostanza, fittizi.  Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la società si sarebbe avvalsa di 18 cooperative considerate prive di reale autonomia imprenditoriale, utilizzate come veri e propri “serbatoi” di lavoratori impiegati nelle attività di logistica e movimentazione merci presso il centro di distribuzione di Carinaro, in provincia di Caserta.  Il sistema, sempre secondo l’accusa, si fondava sull’emissione di fatture per operazioni inesistenti o irregolari, per un valore complessivo di circa 166 milioni di euro. Le cooperative coinvolte avrebbero omesso sistematicamente il versamento dell’Iva, utilizzando le somme così risparmiate per sostenere i costi del personale. I lavoratori, pur risultando formalmente assunti dalle cooperative, avrebbero operato stabilmente sotto la direzione e il controllo diretto di PAC2000A. Una circostanza che configurerebbe una somministrazione illecita di manodopera, mascherata da contratti di appalto. Le indagini avrebbero inoltre evidenziato una gestione accentrata delle cooperative, spesso intestate a prestanome e caratterizzate da continui trasferimenti collettivi dei lavoratori. Un meccanismo che avrebbe garantito la continuità operativa nonostante i debiti fiscali accumulati, sotto il coordinamento di consulenti fiscali. A completare il quadro, l’utilizzo di sistemi informatici avanzati in grado di monitorare in tempo reale le prestazioni lavorative e impartire istruzioni operative ai dipendenti, rafforzando ulteriormente il controllo centralizzato dell’attività. Nel corso dell’inchiesta, PAC2000A ha provveduto a regolarizzare la propria posizione fiscale per il periodo compreso tra il 2019 e il 2024, versando oltre 14,4 milioni di euro di imposte, oltre a interessi e sanzioni per circa 6,2 milioni. Questo adempimento ha consentito di escludere la società dai destinatari del sequestro, che ha invece colpito gli altri soggetti coinvolti per un importo complessivo di circa 14,5 milioni di euro. Resta tuttavia in capo alla società la contestazione della responsabilità amministrativa degli enti, ai sensi del decreto legislativo 231/2001. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Domenico Airoma, con il supporto del procuratore aggiunto Mariella Di Mauro e del sostituto procuratore Mariacristina Bonomo, punta ora a chiarire nel dettaglio ruoli e responsabilità all’interno di un sistema che, se confermato, avrebbe consentito un rilevante risparmio illecito sui costi del lavoro e sugli obblighi fiscali.

di Marco Iandolo