Doveva essere, come ogni anno, una giornata di festa, sport e condivisione per centinaia di famiglie avellinesi. E invece, il tradizionale saggio della Gym Act si svolgerà lontano da Avellino, costringendo circa 200 giovani atlete e i loro familiari a spostarsi fino a Benevento. Una decisione che sta facendo discutere e che è rapidamente diventata anche un caso politico. A puntare il dito è Anna Maria Vittoria Vecchione, candidata al Consiglio Comunale nella lista “W la Libertà”, a sostegno del candidato sindaco Gianluca Festa. La sua è una denuncia netta, che non lascia spazio a interpretazioni: il diniego all’utilizzo del Palazzetto dello Sport rappresenterebbe “un ulteriore schiaffo dell’amministrazione commissariale” nei confronti della città. Il confronto con il passato, sottolinea Vecchione, è inevitabile. Negli anni precedenti, eventi come il saggio Gym Act avevano sempre trovato spazio e accoglienza nelle strutture cittadine, diventando momenti di aggregazione capaci di coinvolgere intere famiglie: genitori, nonni, amici riuniti per celebrare l’impegno e i risultati delle giovani atlete. Quest’anno, invece, la scelta di negare la struttura ha avuto conseguenze tangibili. Non solo il disagio logistico per gli spostamenti fuori provincia, ma anche un impatto economico e organizzativo per centinaia di persone. Una decisione che, secondo la candidata, finisce per trasmettere all’esterno un’immagine negativa di Avellino: quella di una città che non riesce — o non vuole — valorizzare le proprie energie più giovani. “Poi ci meravigliamo che Avellino sia in declino”, è la riflessione amara di Vecchione, che trasforma un episodio specifico in un simbolo più ampio delle difficoltà cittadine. Le sue parole si inseriscono pienamente nel clima della campagna elettorale, ponendo l’accento su temi come l’attenzione al territorio, il sostegno alle attività giovanili e la qualità della vita quotidiana. A chiudere il suo intervento, uno slogan semplice ma diretto: “Io non ci sto”. Tre parole che suonano come una presa di posizione politica chiara, ma anche come un invito al cambiamento rivolto all’intera comunità. Resta ora da capire quali siano le motivazioni ufficiali che hanno portato al diniego della struttura. Ma intanto, il caso è esploso, diventando terreno di confronto tra visioni diverse di città e di amministrazione. E, soprattutto, lasciando l’amaro in bocca a chi avrebbe voluto vivere, ancora una volta, una giornata di sport nella propria casa.
di Mat. Lib.


