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Benevento, tragedia nel carcere, 37enne si toglie la vita

In BENEVENTO, CAMPANIA, CRONACA
Settembre 07, 2026
È il quinto suicidio registrato nelle carceri campane dall’inizio dell’anno. Il Garante Ciambriello: “Quando un uomo muore sotto la custodia dello Stato, abbiamo fallito tutti”.

Ancora una tragedia dietro le sbarre. Nella notte, all’interno della Casa Circondariale di Benevento, un uomo di 37 anni, padre di una bambina, si è tolto la vita nella propria cella.  A denunciare l’accaduto è Samuele Ciambriello, Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Campania, che parla di una “ennesima morte annunciata” e richiama l’attenzione sulle condizioni degli istituti penitenziari.  Con il decesso di Benevento salgono a cinque i suicidi registrati nelle carceri della Campania. A livello nazionale, secondo i dati del dossier Morire di carcere di Ristretti Orizzonti citati dal Garante, sono 45 le persone che si sono tolte la vita in carcere dall’inizio dell’anno, mentre i decessi complessivi, considerando anche malattie, cause naturali e casi ancora in fase di accertamento, superano quota 94.  Per Ciambriello, il dramma è legato anche alle criticità strutturali del sistema penitenziario: sovraffollamento, carenza di personale sanitario, pochi educatori e una presenza non sufficiente di servizi psicologici e psichiatrici continuativi.  “Dietro i numeri ci sono volti, storie e fragilità – sottolinea il Garante – che vengono schiacciate da un sistema che ha perso la sua funzione rieducativa e di risocializzazione, trasformando la pena in disperazione”. Ciambriello torna quindi a chiedere interventi urgenti al Ministero della Giustizia e all’Amministrazione Penitenziaria, indicando tra le priorità il ricorso alle misure alternative per le pene brevi, il potenziamento della sanità penitenziaria e un rafforzamento delle figure professionali capaci di intercettare tempestivamente le situazioni di disagio. “Il diritto alla salute e alla vita deve essere garantito a tutti, anche a chi ha sbagliato. Non si può e non si deve morire di carcere”, conclude.

di Fausto Sacco