Nel corso di una recente intervista rilasciata a Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, Franco Tancredi, celebre portiere che ha vestito la maglia della Roma durante gli anni d’oro del club, si è espresso riguardo le continue proteste contro gli arbitri che, secondo lui, stanno raggiungendo livelli eccessivi nel calcio moderno.
Riflettendo con nostalgia sugli anni in cui giocava, Tancredi ha rimpianto il maggiore rispetto che c’era un tempo nei confronti delle decisioni arbitrali, evidenziando come la tecnologia VAR abbia certamente contribuito a risolvere alcuni problemi ma non abbia placato gli animi caldi dei giocatori in campo.
L’invito di Gianluca Mancini, attuale difensore della Roma, rivolto ai suoi compagni per non salutare l’arbitro Orsato durante l’ultimo derby di Coppa Italia è stato un esempio citato dal portiere per rappresentare un atteggiamento che a suo dire è dannoso per l’image del calcio. Tale comportamento è molto lontano dallo spirito che personificava icone come Agostino Di Bartolomei, a cui Tancredi si è riferito con ammirazione.
Al di là delle questioni arbitrali, Tancredi ha espresso preoccupazione per le condizioni attuali della Roma, come emerse durante la partita persa contro il Milan. Ha sottolineato la necessità di una forte presa di consapevolezza da parte della società, che si trova senza un direttore sportivo e con la posizione dell’allenatore José Mourinho ancora da definire chiaramente.
La chiarezza, ha ribadito Tancredi, è fondamentale per il futuro del club, sia per i tifosi, che continuano a mostrare il loro supporto incondizionato, sia per lo staff tecnico e i giocatori. Dal suo punto di vista, l’assenza di una linea guida ben definita rischia di rendere più difficoltoso il percorso del club nel raggiungere gli ambiziosi obiettivi che la squadra si prefigge.
Infine, parlando in modo più ampio degli scenari internazionali del calcio, Tancredi ha paragonato la situazione attuale del calcio in Arabia Saudita con quella della Cina di alcuni anni fa. Avendo avuto esperienza in Cina, ritiene che il paese asiatico all’epoca dimostrasse un’organizzazione al vertice, mentre oggi vede l’Arabia come una nuova potenza emergente che cerca di far breccia nel mondo del calcio, sebbene rimangano incertezze sulla capacità di quest’ultima di impostare una programmazione di lungo termine solida e sostenibile come era avvenuto in Cina.
