La questione dei cosiddetti “fabbricati pesanti” torna al centro del dibattito politico e amministrativo cittadino, questa volta sotto il profilo della tutela della salute pubblica e della sicurezza degli alloggi. Il SAI CISAL di Avellino ha formalizzato una segnalazione urgente, diffida ad adempiere e istanza di intervento indirizzata al Comune di Avellino e alla Regione Campania, chiedendo un intervento immediato sui complessi di edilizia popolare indicati come maggiormente interessati da condizioni di degrado. A firmare l’iniziativa, per il sindacato, è il dirigente della Segreteria provinciale Cav. Elio Amodeo, che pone l’accento sul progressivo deterioramento degli immobili e sulla necessità di un intervento istituzionale non più rinviabile. Nel documento vengono richiamate diverse aree della città: via De Venuta, nell’area del Baccanico, via Morelli e Silvati, Contrada Quattrograne, via Francesco Amatucci, via Imbimbo, via Leonardo Di Capua, via Pirone e via Tedesco. Il punto più delicato della denuncia riguarda la presenza, secondo quanto sostenuto dal SAI CISAL, di materiali contenenti amianto o eternit deteriorati. Il sindacato parla di una possibile dispersione di polveri e fibre nell’ambiente e richiama quindi le istituzioni alla necessità di effettuare verifiche tecniche, monitoraggi e interventi di messa in sicurezza. Un’accusa che, proprio per la sua rilevanza sul piano sanitario e ambientale, dovrà essere verificata attraverso gli organismi tecnici e di controllo competenti. La stessa iniziativa del sindacato punta, del resto, a ottenere accertamenti e interventi da parte delle amministrazioni e degli enti preposti.
Il nodo della riqualificazione
La denuncia del SAI CISAL non riguarda soltanto lo stato di conservazione degli edifici. Nel mirino finisce anche il lungo percorso, secondo il sindacato già programmato, relativo alla demolizione e ricostruzione dei complessi abitativi. Per gli inquilini, il problema è dunque duplice: da una parte le condizioni attuali degli immobili, dall’altra l’incertezza sui tempi di una soluzione strutturale. Ed è proprio sui tempi che il sindacato chiede risposte precise a Comune e Regione. La richiesta è quella di conoscere lo stato dell’arte degli interventi, le procedure previste e le tempistiche per eventuali abbattimenti, delocalizzazioni e ricostruzioni. Una questione che investe direttamente la politica amministrativa della città, considerato che i “fabbricati pesanti” rappresentano da anni uno dei capitoli più delicati delle politiche abitative e di riqualificazione urbana di Avellino.
Dieci giorni per una risposta
Nella diffida il SAI CISAL chiede, in particolare, l’attivazione di un piano straordinario di monitoraggio, bonifica e messa in sicurezza degli edifici interessati, oltre alla comunicazione formale degli interventi programmati e dei relativi tempi. Il sindacato richiama inoltre il ruolo del Comune nella tutela della salute pubblica e sollecita l’amministrazione a dare seguito agli obblighi di propria competenza. La scadenza indicata è di dieci giorni dal ricevimento della nota. In assenza di riscontri ritenuti concreti, il SAI CISAL annuncia l’intenzione di rivolgersi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avellino, all’ASL, all’ARPAC e agli altri organi di vigilanza, chiedendo di verificare eventuali responsabilità sotto il profilo civile, amministrativo e penale.
La partita ora passa alle istituzioni
La denuncia apre così un nuovo fronte sul tema dell’edilizia popolare avellinese. Da una parte ci sono le richieste degli inquilini e del sindacato, che chiedono interventi immediati sulle condizioni degli immobili; dall’altra la necessità, per gli enti pubblici, di fornire dati, verifiche tecniche e un cronoprogramma degli interventi. Il tema amianto, in particolare, richiede accertamenti puntuali sulla natura e sullo stato dei materiali presenti negli edifici, oltre alla valutazione del rischio da parte degli organismi competenti. Per il SAI CISAL, tuttavia, il tempo delle attese sarebbe ormai terminato. La diffida rappresenta un passaggio formale che alza il livello della vertenza e mette Comune e Regione davanti alla richiesta di assumere iniziative concrete. Adesso saranno le risposte delle istituzioni e, soprattutto, gli eventuali accertamenti degli organismi tecnici e sanitari a stabilire la reale entità della situazione denunciata. Per i residenti dei “fabbricati pesanti”, resta intanto sul tavolo una domanda essenziale: quando arriverà una soluzione definitiva per abitazioni che da anni attendono riqualificazione, sicurezza e dignità?
di Marco Iandolo

