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Giornata mondiale del latte, la Milk Economy italiana vale 31 miliardi: record storico per l’export dei formaggi

Coldiretti: “Crescono le esportazioni, ma l’arrivo di milioni di quintali di latte e cagliate dall’estero mette a rischio allevatori e trasparenza”. Da Caserta l’appello per l’etichettatura obbligatoria d’origine in tutta Europa.

In occasione della Giornata mondiale del latte, celebrata il 1° giugno e istituita dalla Fao, Coldiretti ha acceso i riflettori sul peso economico e strategico del comparto lattiero-caseario italiano, diffondendo un’analisi elaborata su dati Istat e Ismea. Un settore che continua a rappresentare una delle eccellenze del Made in Italy e che oggi vale complessivamente 31 miliardi di euro tra produzione e trasformazione.  A trainare la crescita è soprattutto il successo dei formaggi italiani sui mercati internazionali. Nonostante le tensioni geopolitiche e le guerre commerciali, nel 2025 le esportazioni hanno raggiunto il record storico di quasi 680 milioni di chilogrammi, con un incremento del 90% rispetto a dieci anni fa. Germania, Francia e Regno Unito restano i principali mercati europei, mentre gli Stati Uniti si confermano il primo sbocco commerciale extraeuropeo.  Un risultato che assume ancora maggiore rilevanza se si considera la diffusione crescente dei fenomeni di italian sounding e delle imitazioni dei prodotti tipici nazionali. Dalla mozzarella al provolone, fino al parmesan e al cosiddetto “romano” prodotto senza latte ovino, sono numerosi i casi di prodotti che richiamano le eccellenze italiane senza possederne le caratteristiche autentiche.  Sul mercato interno, i formaggi rappresentano il cuore della Dop Economy nazionale, incidendo per circa il 60% sul valore complessivo del cibo a denominazione di origine. Nella classifica dei prodotti Dop più importanti per valore figurano Grana Padano e Parmigiano Reggiano ai primi posti, seguiti dalla Mozzarella di Bufala Campana Dop, quarta assoluta, dal Gorgonzola e dal Pecorino Romano.  Accanto ai risultati positivi, Coldiretti lancia però un allarme sulle importazioni. In Italia vengono prodotti circa 13,5 milioni di quintali di latte, oltre la metà dei quali destinati ai formaggi Dop. Ogni anno, tuttavia, entrano nel Paese circa 10 milioni di quintali di latte estero e altri 4,3 milioni di quintali tra cagliate, formaggi e latticini. Secondo l’organizzazione agricola, questi flussi contribuiscono a comprimere i prezzi riconosciuti agli allevatori italiani e aumentano il rischio di pratiche poco trasparenti nei confronti dei consumatori.  Proprio per questo Coldiretti continua la sua mobilitazione nei porti e alle frontiere, compreso il Brennero, chiedendo l’introduzione dell’obbligo di indicazione dell’origine su tutti i prodotti alimentari commercializzati nell’Unione Europea e una revisione della norma dell’“ultima trasformazione sostanziale” prevista dall’attuale codice doganale.  “I numeri diffusi oggi raccontano un settore che non solo resiste, ma cresce nonostante le difficoltà”, ha dichiarato il presidente di Coldiretti Caserta, Enrico Amico. “Il record delle esportazioni rappresenta un motivo di orgoglio per i nostri allevatori, ma non possiamo ignorare le criticità. Ogni anno arrivano dall’estero milioni di quintali di latte e cagliate senza l’obbligo di indicarne chiaramente la provenienza, mentre i produttori italiani sono tenuti a farlo. Questa asimmetria è inaccettabile”.  Sulla stessa linea il direttore di Coldiretti Caserta, Giuseppe Miselli, che ha sottolineato il valore economico e identitario della filiera bufalina campana. “La Mozzarella di Bufala Campana Dop è tra i prodotti più importanti della Dop Economy italiana grazie al lavoro quotidiano degli allevatori e dei produttori. Tuttavia la concorrenza sleale e i fenomeni di contraffazione rischiano di compromettere i risultati raggiunti. La modifica delle norme doganali e l’introduzione dell’etichettatura obbligatoria d’origine non sono più rinviabili”.  Un messaggio chiaro che, nella giornata dedicata al latte, punta a coniugare la valorizzazione delle eccellenze italiane con la richiesta di maggiori tutele per le imprese agricole e per i consumatori, in nome della trasparenza e della qualità che hanno reso il Made in Italy un punto di riferimento nel mondo.

di Fausto Sacco