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Giovani in Italia: tre milioni in meno in vent’anni

In ECONOMIA
Maggio 15, 2024

L’Italia è un paese che invecchia, una realtà ormai evidente non solo per chi attraversa le strade di piccoli borghi sempre più silenziosi, ma anche per i dati che emergono dal recente rapporto annuale dell’Istat. Nel 2023, il numero di giovani italiani tra i 18 e i 34 anni è precipitato a 10,33 milioni, evidenziando un drastico calo del 22,9% rispetto al 2022, quando i giovani erano 13,39 milioni. Questo dato segna una diminuzione ancora più marcata se confrontato al 1994, quando i cosiddetti ragazzi del baby boom erano quasi 15,32 milioni. In termini percentuali, parliamo di una contrazione del 32,3% in meno di tre decenni.

Il fenomeno non è soltanto una fotografia di un anno difficile o di una crisi momentanea, ma è la conferma di una tendenza che vede l’Italia sempre più grigia. Parallelamente all’impoverimento numerico dei giovani, si registra un aumento consistente della popolazione anziana. Dal 1994 al 2023, gli individui con 65 anni o più sono passati da poco più di 9 milioni a oltre 14 milioni, con un incremento del 54,4%. Questo spostamento demografico porta con sé non solo cambiamenti sociali, ma anche impatti economici profondi.

Uno dei settori più direttamente influenzati è il mercato del lavoro. Un tessuto produttivo che invecchia rappresenta una sfida per la crescita economica: la forza lavoro giovane è motore di innovazione e dinamismo, e la sua riduzione mette in crisi la capacità delle aziende di rinnovarsi e competere su mercati sempre più globalizzati. Allo stesso tempo, un incremento degli anziani non solo implica un aumento delle spese per le pensioni, ma solleva questioni urgenti riguardo la sostenibilità del sistema di assistenza sanitaria.

Altro aspetto da considerare è quello della trasmissione intergenerazionale delle conoscenze e delle competenze. Le aziende italiane, spesso caratterizzate da una gestione familiare e da un forte legame con il territorio, potrebbero trovarsi a corto di successori, con il rischio di un assottigliamento del tessuto imprenditoriale locale, già duramente provato da anni di crisi economiche e da una competizione internazionale sempre più agguerrita.

Il calo demografico porta con sé anche una riduzione dei consumi. I giovani sono tradizionalmente quei consumatori che guidano le tendenze del mercato, dall’adozione delle tecnologie alla moda, dalla spesa per viaggi e svago alla domanda di servizi educativi e formativi. Una loro diminuzione significa non solo un calo della domanda interna, ma anche una potenziale riduzione della capacità di innovazione nel consumo.

La risposta politica a questo spostamento demografico richiederà visione e coraggio. Investimenti nel sistema educativo, politiche di sostegno alla natalità e all’occupazione giovanile, strategie per l’attrazione e la ritenzione dei talenti sono solo alcune delle iniziative che potrebbero riequilibrare la bilancia demografica. Senza una strategia adeguata, l’Italia rischia di trasformarsi in un paese dove il passato pesa più del futuro, una nazione che guarda indietro piuttosto che avanti.

In conclusione, il rapporto dell’Istat non è solo un allarme, ma un chiaro segnale che il cambiamento è necessario e urgente. La società italiana si trova a un bivio demografico che decide del suo stesso sviluppo socio-economico futuro, dove la gioventù ha sempre meno voce in capitolo. Le scelte che verranno fatte nei prossimi anni determineranno se l’Italia riuscirà a invertire questa tendenza o se continuerà nel suo percorso di invecchiamento con tutte le difficoltà che ne conseguono.