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Italia: crisi di manodopera nella terra dell’alta disoccupazione

In ECONOMIA
Marzo 21, 2024

Il mercato del lavoro in Italia è attraversato da una paradossale congiuntura: da una parte le aziende, soprattutto nel settore terziario, lamentano una difficile ricerca di lavoratori qualificati, dall’altra vi è un tasso di disoccupazione che resta elevato. Gregorio De Felice, economista capo di Intesa Sanpaolo, mette in luce una situazione contrastante nel panorama occupazionale italiano presentando i risultati dello studio dell’osservatorio Look4ward.

Secondo la ricerca, si stima che nel 2023 le aziende italiane si troveranno a fronteggiare la sfida di colmare ben 2,5 milioni di posti di lavoro di difficile reperimento, rappresentando il 45,1% delle richieste di impiego totali. Un fenomeno che coinvolge in particolar modo il mondo dei servizi, con un impatto significativo sul turismo e sui servizi aziendali, settori nei quali si avverte maggiormente il divario tra le capacità professionali richieste e quelle offerte dal mercato del lavoro.

La situazione dell’occupazione giovanile si presenta ancora più critica, specialmente nelle regioni del Sud Italia, dove il tasso di disoccupazione raggiunge picchi notevoli. Nonostante questi numeri, le imprese faticano a trovare candidati adeguati a ricoprire i posti vacanti.

Interessante è il dettaglio che il 60% delle posizioni lavorative difficili da coprire non riguarda laureati ma si concentra tra gli operai specializzati. Questo sottolinea l’urgente bisogno di una forza lavoro che non solo sia più aderente alle esigenze tecniche del momento, ma anche di un sistema formativo che possa rispondere con efficacia alla domanda del mercato.

Il mismatch occupazionale diventa dunque un tema caldo per le politiche del lavoro in Italia, sollevando interrogativi su come colmare questo gap. Si discute l’importanza di investire nell’istruzione e nella formazione professionale, nonché nelle infrastrutture, al fine di facilitare l’incontro tra l’offerta di lavoro e la domanda.

Gli esperti evidenziano la necessità di aggiornare i programmi di studi e di formazione in linea con le richieste in evoluzione del mondo produttivo. D’altro canto, si argomenta sull’opportunità di incentivare la mobilità geografica dei lavoratori e di rivedere la normativa sul lavoro, per creare un contesto più favorevole all’inserimento o al reinserimento delle persone nel mondo del lavoro.

Il quadro che emerge è quello di un’italia che oscilla tra il bisogno di modernizzazione del proprio tessuto produttivo e le problematiche di un mercato del lavoro che non riesce a stare al passo con i tempi. In questo ambito, il dialogo tra governo, imprese e sistema formativo appare più che mai determinante per trovare una sinergia, così da garantire una crescita economica stabile e sostenibile.