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La sinistra persevera negli errori.

In ATTUALITA', OPINIONE
Novembre 09, 2025
Il punto della situazione di Domenico Salerno…..

Una caratteristica dei partiti di sinistra nell’Italia repubblicana è costituita dal fatto di stare molto spesso dalla parte sbagliata della storia ma soprattutto del bene per gli italiani.   Cominciarono agli albori della nascente Repubblica, proponendo un’Italia fuori dalla Nato, magari schierata  con l’Unione Sovietica, e si dovette attendere che fossero pronunciate chiare parole da Berlinguer che affermò di sentirsi più tranquillo e protetto, come cittadino italiano con l’appartenenza alla Nato.   Sorvolando su tante altre questioni importanti che videro i partiti della sinistra schierati contro gli interessi degli italiani, ricordiamo invece che negli anni ’60 il PCI gridava allo spreco di denaro pubblico circa la progettazione dell’Autostrada del Sole. I comunisti asserivano che non sarebbe servita a nulla, che il Paese non aveva bisogno di un progetto così ambizioso e che l’autostrada sarebbe rimasta vuota, diventando un monumento all’inutilità.   Negli anni ’70 il PCI era contrario all’introduzione della televisione a colori, perché avrebbe creato disparità tra chi poteva permettersi un apparecchio tv a colori e chi non aveva queste possibilità; visione miope circa il progresso tecnologico e fuori dalla realtà, che avrebbe portato l’Italia ad essere fuori da una visione mondiale della comunicazione.   Mentre altrove si realizzano opere ingegneristiche di grande portata come ampliamento del Canale di Panama, metropolitane a Copenaghen, isole nel mare nei Paesi arabi e nel Principato di Monaco, qui si piange per il ponte sullo stretto di Messina e si plaude all’ennesima incursione di un magistrato rosso nelle decisioni della politica.   E proprio la sinistra sulla magistratura si attesta su un’altra posizione di retroguardia rispetto ad un migliore esercizio dell’attività di giustizia lanciandosi nella campagna referendaria dichiarandosi favorevole all’abolizione della nuova legge costituzionale.   Se si raffronta l’attuale scrittura dell’articolo 104 della Costituzione italiana con la nuova proposizione scaturita dalla riforma di recente approvata, si può vedere chiaramente che la prima parte dell’articolo resta invariata, e cioè: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”.  Nessuna variazione sull’enunciato principale. Le modifiche vanno a riguardare il Consiglio Superiore della Magistratura che continuerà ad essere presieduto dal Presidente della Repubblica, garante del rispetto della Costituzione, ma sarà scisso in due distinti consigli, con modalità diverse per le nomine rispetto a quanto previsto in precedenza e cioè affidandosi, in parte, ad un asettico sorteggio. E’ importante chiarire anche perché il legislatore ha dovuto ricorrere al sorteggio: per cercare di eliminare le distorsioni causate dalla divisione in partiti all’interno della magistratura culminate nel caso del giudice Palamara che insieme ai suoi favoreggiatori aveva creato un sistema che pilotava e controllava le nomine dei magistrati nelle varie procure italiane, realizzando di fatto accordi che non potevano non prevedere anche impegni e ricambi di favori tra eletti ed elettori. Dalle variazioni costituzionale non scaturiscono effetti giuridici di allentamento dell’autonomia della magistratura. Sono i magistrati e i loro sostenitori che paventano qualcosa, cosa poi?, che non è scritto nella legge né è previsto.  D’altronde proprio relativamente alla magistratura, la sinistra italiana è incorsa in errori e prese di posizioni antistoriche e addirittura contrarie, oltre al bene per i cittadini, agli interessi e alla vita della stessa magistratura.   In particolare basti ricordare che nel 1991 quando il ministro della giustizia dell’epoca, Claudio Martelli lanciò l’idea di potenziare e centralizzare la lotta al crimine organizzato attraverso la creazione di una procura ad hoc, come ha ricordato in questi giorni “HuffPost”. Tra gli ideatori della proposta c’era anche il giudice Giovanni Falcone, allora direttore generale degli affari penali del ministero della giustizia che venne assalito con polemiche violentissime dai suoi colleghi magistrati. L’accusa era la stessa che viene rivolta oggi alla riforma costituzionale: intenzione del governo era di controllare lattività giudiziaria con l’assoggettamento al potere esecutivo. Martelli e Falcone vennero trattati come eversori e l’associazione nazionale dei magistrati indisse uno sciopero nazionale, affermando: “Non abbiamo bisogno di un’altra cupola mafiosa”. In questo caso la cupola era rappresentata dalla nascente Procura Nazionale Antimafia. E’ opportuno ricordare il nome di tre capi di questa procura: Piero Grasso che la sinistra portò alla carica anche di Presidente del Senato, Franco Roberti che all’indomani dell’uscita dalla Procura Nazionale fu eletto europarlamentare con il PD e ancora oggi è il Presidente del PD napoletano, ed ancora Federico Cafiero De Raho anche lui appena pensionato eletto come senatore per il Movimento5Stelle. Resta difficile fare un commento sereno su questa sinistra e sui suoi alleati magistrati.  In Italia i magistrati non si possono toccare nelle loro prerogative, sono una casta che non deve rispondere a nessuno degli errori e delle ingiustizie commesse. Eppure vicende come quella del presentatore televisivo Enzo Tortora e i suicidi a seguito di provvedimenti di indagine e di carcerazione preventiva che si sono ripetuti negli ultimi decenni dovrebbero pesare sulle coscienze. Tortora e gli altri martiri di giustizia attendono sempre se non la richiesta di perdono, almeno le scuse per quanto causato. Ecco perché ci si doveva attendere dalla sinistra una posizione che fosse a garanzia dei cittadini, nella loro tutela verso una giustizia che non sfoci nel sopruso e una condanna solo per differenza di idee politiche. Una posizione di retroguardia e di inadeguatezza rispetto al bene comune, ancora una volta quella della sinistra.

di Domenico Salerno