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Quando l’eredità diventa progetto: Napoli mette in scena il futuro dell’architettura italiana.

In APPUNTAMENTI, CAMPANIA, NAPOLI
Gennaio 06, 2026
Al centro della mostra, il dialogo tra Atelier(s) Alfonso Femia e Park Associati, due realtà che, pur muovendosi su traiettorie autonome, condividono una visione dell’architettura come processo culturale radicato nei luoghi e nella storia.

C’è un momento in cui la tradizione smette di essere memoria e diventa strumento operativo. È in questo spazio critico, fertile e tutt’altro che nostalgico, che si colloca la mostra “Eredità in Architettura: Atelier(s) Alfonso Femia–Park”, che sarà inaugurata martedì 13 gennaio 2026 alle ore 15.00 nell’aula “Renato De Fusco” di Palazzo Gravina, sede storica del Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli. La quarta tappa del ciclo biennale Eredità in Architettura, promosso dal Dipartimento partenopeo, conferma Napoli come osservatorio privilegiato sullo stato della ricerca progettuale contemporanea in Italia. Una rassegna che non celebra gli autori come icone, ma li interroga come interpreti consapevoli di una disciplina che vive di continuità, stratificazioni e tensioni critiche. Al centro della mostra, il dialogo tra Atelier(s) Alfonso Femia e Park Associati, due realtà che, pur muovendosi su traiettorie autonome, condividono una visione dell’architettura come processo culturale radicato nei luoghi e nella storia. Non un’eredità da custodire, ma da trasformare: materia viva, capace di generare nuove forme di urbanità e nuove responsabilità progettuali.  La presenza di Alfonso Femia, insieme all’artista ceramista Danilo Trogu, e dei fondatori di Park, Filippo Pagliani e Michele Rossi, restituisce alla mostra una dimensione corale, rafforzata dal confronto con il mondo accademico. I saluti istituzionali di Marella Santangelo, Fabio Mangone e Massimo Visone aprono un programma che intreccia riflessione teorica e pratica progettuale, sotto il coordinamento di Giovanni Multari, professore di composizione architettonica e urbana, che modererà l’atteso evento, curatore della mostra con Francesco Iuliano e Lorenzo Renzullo. Gli interventi di Bruna di Palma, Gianluigi Freda e Rosa Sessa collocano il tema dell’eredità entro una cornice critica più ampia, dove composizione, storia e progetto si confrontano con le trasformazioni contemporanee del territorio. A seguire, la discussione con i dottorandi del Dipartimento – moderata dagli stessi Iuliano e Renzullo – ribadisce il ruolo della mostra come spazio di scambio intergenerazionale, laboratorio aperto più che esposizione conclusa. Allestita nell’ambulacro della Biblioteca di Palazzo Gravina e visitabile fino al 29 gennaio 2026, la mostra si configura come un dispositivo di lettura: disegni, modelli, materiali e narrazioni restituiscono un’idea di architettura italiana che non rinuncia alla propria identità, ma la usa come leva per innovare. Non a caso, il progetto gode del patrocinio di HouseEurope!, del contributo di Zumtobel e della collaborazione del Forum dei Giovani del Comune di Napoli, segnando un’alleanza virtuosa tra istituzioni, industria e nuove generazioni. Il catalogo bilingue, pubblicato da Tab edizioni, completa un’iniziativa che va oltre l’evento espositivo. Eredità in Architettura non offre risposte definitive, ma pone una domanda urgente: come progettare oggi senza tradire ciò che siamo stati? A Napoli, almeno per due settimane, l’architettura prova a rispondere.

di Giuseppe Di Giacomo