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Scandalo Co2 e Ilva: Indagati Alta Dirigenza e Consulenti

In ECONOMIA
Luglio 03, 2024

L’industria siderurgica italiana si trova nuovamente sotto i riflettori, questa volta non per questioni legate alla produzione o alla crisi economica, ma per una vicenda che tocca la sensibile tematica delle emissioni di Co2. L’inchiesta condotta dalla Procura di Taranto ha portato alla luce una presunta manipolazione dei dati relativi alle quote di carbonio, vedendo coinvolte figure di spicco dell’ormai ex Acciaierie d’Italia, precedentemente conosciuta come Ilva.

Tra gli individui al centro dell’indagine, figura prominente è Lucia Morselli, che ha ricoperto il ruolo di Amministratore Delegato dell’azienda. Accanto a lei, si trovano Carlo Kruger, suo ex segretario, e Sabina Zani, consulente contabile della PriceWaterCooper impegnata con AdI. L’elenco degli indagati si allarga includendo i pregressi procuratori speciali dell’azienda: Francesco Alterio, Adolfo Buffo, Paolo Fietta e Antonio Mura, quest’ultimo preminentemente attivo come Direttore delle Finanze, Tesoreria e Dogane.

L’attenzione si estende anche a livelli operativi più specifici con gli ex direttori di stabilimento Vincenzo Dimastromatteo e Alessandro Labile, oltre al dipendente Felice Sassi, tutti implicati nelle dinamiche di gestione ambientale dell’azienda.

La questione delle emissioni di Co2 è particolarmente critica in un’industria come quella dell’acciaio, notoriamente intensiva in termini di impatti ambientali. Le aziende sono tenute a rispettare normative severe per quanto riguarda la registrazione e la comunicazione delle loro emissioni, con quote di Co2 che devono essere gestite con precisione assoluta per evitare sanzioni e per preservare la credibilità nel mercato dei crediti carbonio. La presunta falsificazione di questi dati non solo mina la fiducia degli stakeholder ma solleva anche importanti questioni regolatorie e etiche.

Il caso di Acciaierie d’Italia si inserisce in un contesto più ampio di tensioni ambientali e di responsabilità sociale d’impresa, dove la trasparenza e l’accuratezza dei dati ambientali diventano indicatori chiave nella valutazione della sostenibilità aziendale. L’indagine apre quindi una finestra su possibili sistematiche negligenze nel controllo delle emissioni nocive e nella loro contabilizzazione.

L’inchiesta proseguirà nei prossimi mesi, mentre gli avvocati degli indagati si preparano a difendere la posizione dei loro assistiti, insistendo sulla correttezza delle procedure adottate da Acciaierie d’Italia. Al di là delle contese legali, però, questo episodio pone una riflessione più profonda sulla gestione ambientale delle grandi imprese in Italia e sulle pressioni che le normative ambientali esercitano sulle strategie aziendali.

L’esito di questa vicenda potrebbe avere significative implicazioni non solo per i diretti interessati, ma anche per il modo in cui le politiche ambientali vengono implementate e monitorate in un settore cruciale per l’economia ma altrettanto impattante in termini di sostenibilità. La speranza è che questo episodio possa servire da lezione per un rinnovato impegno verso una maggior trasparenza e integrità ambientale nell’industria siderurgica. Nel frattempo, la comunità, sia locale che nazionale, osserva attentamente, sperando in una risoluzione che ristabilisca fiducia e impegno nella tutela dell’ambiente.