Con l’attivazione del recente decreto ministeriale, la lente del fisco si allarga, abbracciando una varietà di spese che ora concorrono a determinare il reddito presunto dei contribuenti. Il nuovo strumento, denominato “redditometro”, entrato in vigore in analisi retrospettiva a partire dai redditi del 2016, si annuncia come un sofisticato agglomerato di dati e presunzioni fiscalmente rilevanti.
Partendo dall’essenziale, il redditometro considera i consumi basilari come generi alimentari, bevande, abbigliamento e calzature. Per queste categorie di spesa, in assenza di informazioni dettagliate, si attingerà ai valori di soglia di sussistenza individuati dall’Istat. Questa assenza di dati verificati induce l’amministrazione a propendere per una stima standardizzata del consumismo.
Il monitoraggio si estende poi alle spese abitative, comprendendo mutui, affitti, e le relative spese condominiali e di manutenzione. Il quadro si estende ai costi di intermediazione immobiliare e le spese per leasing di immobili, riflettendo un’attenzione capillare alle forme di spesa legate all’abitazione.
Sul fronte dell’investimento e del mantenimento del patrimonio, ogni aspetto sembra essere preso in considerazione: dai beni immobiliari agli investimenti in azioni e persino collezionismi come i francobolli. Non passano inosservate neanche le spese per energie e combustibili, inclusa la detenzione o meno di un sistema di riscaldamento centralizzato. Vi è anche un occhio di riguardo per i beni durevoli come i mobili e gli elettrodomestici, i cui acquisti potranno fare la differenza nella valutazione del tenore di vita di una persona.
Nei dettagli legati alla mobilità e ai trasporti, l’Amministrazione non lascia nulla al caso: dal bollo auto alle assicurazioni, dai costi di manutenzione dei veicoli alle spese per i trasporti pubblici. Esaminare queste spese aiuta a delineare il grado di mobilità e, implicitamente, certi aspetti del livello sociale e economico del contribuente.
Anche la tecnologia occupa un posto rilevante in questo panorama fiscalmente rifocalizzato. L’acquisto di nuovi dispositivi mobili e le relative spese in bollette telefoniche sono considerati indicatori del reddito. Equivalente attenzione si dedica al campo dell’istruzione, con una particolare enfasi sulle spese scolastiche, dai libri alle rette universitarie, fino ai corsi di lingua e tutoraggio.
Il settore del tempo libero rivela le sue sfumature attraverso la valutazione delle spese in giochi, apparati di consumo mediatico come la radio e la televisione, ma anche in sport, hobby e altre attività ricreative, incluso il mantenimento di animali domestici e sportivi, come i cavalli.
L’applicazione di tale approccio dettagliato non è priva di sfide e controversie. L’introduzione del nuovo redditometro solleva questioni in merito alla privacy e alla capacità effettiva dell’amministrazione di interpretare correttamente la miriade di dati raccolti.
Mentre l’amministrazione tributaria affila gli strumenti a sua disposizione, la popolazione osserva con una miscela di interesse e apprensione. Resta da vedere come questo strumento influenzerà il rapporto fra cittadini e fisco, e quale impatto avrà sulla percezione della giustizia e dell’equità del sistema tributario italiano. Nel dettaglio, questo strumento si propone come un baluardo contro l’evasione, ma solleva anche un dibattito sui limiti dell’intrusività fiscale in uno stato democratico.
