In un contesto geopolitico già carico di tensioni e sfide ambientali, Donald Trump, rieletto alla Casa Bianca, conferma le sue intenzioni riguardo il clima. La sua promessa di ritirare nuovamente gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi è stata rivelata alla vigilia della Conferenza delle Parti (Cop29) che si tiene a Baku. Secondo quanto riportato dal “Wall Street Journal”, il presidente ha già preparato un ordine esecutivo, pronto per essere firmato il primo giorno della sua presidenza.
L’Accordo di Parigi, cui 197 nazioni hanno dato la loro adesione a partire dal 2015, ha l’obiettivo primario di contenere l’incremento della temperatura media globale ben al di sotto di 2 gradi Celsius rispetto ai livelli pre-industriali, sforzandosi di non superare l’1.5 gradi. Un piano ambizioso che mira a mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici attraverso un impegno collettivo.
Il piano di Trump di staccare nuovamente gli Stati Uniti da questo consesso globale sulla riduzione delle emissioni di gas serra non è una novità per il suo stile di politica estera, già manifestato nel suo primo mandato quando, nel 2017, annunciò la prima uscita dell’Accordo di Parigi, argomentando che fosse un “pessimo affare” per gli USA. Tale mossa si alignava con la sua visione di rilanciare l’industria fossile americana, in un tentativo di stimolare economia e occupazione interne, nonostante le ovvie preoccupazioni ambientali globali.
Il contesto attuale vede però una situazione differente, con un crescente consenso globale sulla necessità di azioni rapide ed efficaci per combattere il riscaldamento globale. La reiterazione delle intenzioni di Trump arriva quindi in un momento in cui molte nazioni stanno intensificando gli sforzi per limitare le emissioni e promuovere energie rinnovabili, un movimento che vede anche significanti investimenti in tecnologie pulite.
L’impatto di questa possibile uscita dall’Accordo potrebbe quindi avere ramificazioni profonde non solo per gli Stati Uniti ma per tutto il pianeta. Le politiche interne USA in fatto di energia e ambiente sono di grande influenza a livello globale, date le dimensioni economiche e tecnologiche della nazione.
Nel frattempo, tempismo ironico per l’annuncio, il Papa Francesco, durante l’Angelus, ha espresso l’augurio che la Cop29 possa risultare decisiva “per la tutela della nostra casa comune”. Parole che risuonano come un monito alla responsabilità collettiva e alla cooperazione internazionale.
La decisione di Trump potrebbe quindi rivelarsi un significativo passo indietro nella lotta globale contro il cambiamento climatico. In questo contesto di contrasti e promesse, il mondo osserva e attende, sperando in azioni concrete che possano guidare verso un futuro più sostenibile per tutti.
