Una serrata opposizione si sta consolidando tra alcune regioni italiane contro la proposta di legge sull’autonomia differenziata, promossa dal senatore Calderoli. Le amministrazioni regionali guidate dal centrosinistra, tra cui Toscana, Emilia-Romagna, Puglia, Campania, oltre alla Sardegna sotto l’egida del Movimento 5 Stelle, stanno affilando le armi per un potenziale confronto legale e referendario. Queste regioni hanno in calendario la creazione di un Coordinamento con l’intento di redigere un testo unanime per sollecitare un referendum, affinato meticolosamente per resistere a qualsiasi contestazione legale.
Il cuore pulsante di tale aggregazione è Alessandra Todde, presidente della Sardegna, che si distingue non solo per il suo ruolo di capofila del M5S nella regione, ma anche per la peculiarità dello statuto speciale sardo che potrebbe fornire gli strumenti giuridici più incisivi di contro alla legge. Secondo fonti vicine al neonato Coordinamento, la Sardegna rappresenterebbe il territorio ideale per eventuali impugnative alla Corte Costituzionale, poiché l’autonomia differenziata minaccerebbe di erodere le specificità regionali che già beneficiano di condizioni particolari.
L’ampliarsi del fronte di opposizione non si limita ai confini del centrosinistra. Dialoghi sono in corso anche con Calabria e Basilicata, entrambe governate da esponenti di Forza Italia, segno evidente di un malcontento trasversale che trascende le usuali barriere politiche. Questo scambio interregionale riflette una crescente preoccupazione comune riguardo gli effetti discriminatori che la legge sull’autonomia differenziata potrebbe innescare tra le diverse aree del Paese, aggravando disparità già esistenti.
Nel frattempo, il tempo stringe per le operazioni del Coordinamento, che dovrebbe concludere i suoi lavori entro metà luglio. Il calendario si fa pressante soprattutto per Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna, il quale è prossimo a dimettersi per assumere l’incarico di parlamentare europeo, un cambio di scenario che potrebbe complicare la mobilitazione dei consigli regionali per il referendum.
Parallelamente, ha preso vita anche un Comitato referendario, sostenuto da quasi l’intero arco delle opposizioni, tra cui il Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Avs, Psi e +Europa, nonché sindacati come Cgil e Uil e associazioni come Anpi e Arci. La raccolta di 500.000 firme necessarie per indire il referendum dev’essere completata entro settembre, per permettere la sua effettuazione nel 2025.
Roberto Speranza, ex ministro e attuale deputato del PD, ha ribadito l’importanza della mobilitazione popolare per contestare un disegno di legge che, a suo dire, “spaccherebbe l’Italia”. La creazione di comitati territoriali, proposti come entità aperte e pluralistiche, diventa così cruciale per organizzare una resistenza capillare al progetto di autonomia differenziata, visto come una minaccia per la coesione nazionale.
In questo teatro di tensioni regionali e mobilitazioni politiche, si riscopre quanto l’assetto amministrativo del Paese sia un campo minato di equilibri delicati, con ogni modifica legislativa che si carica di potenziali ripercussioni ampie e talvolta inaspettate.
