464 views 3 mins 0 comments

Avellino, acqua più cara, ma l’ente assume: polemica sull’Alto Calore Servizi.

In AVELLINO, CAMPANIA, POLITICA
Gennaio 14, 2026
Mentre aumentano le tariffe per cittadini e imprese, il gestore pubblico del servizio idrico decide di assumere due nuovi dirigenti a tempo indeterminato. Musto (Lega): “Una contraddizione inaccettabile, l’acqua è un diritto”

L’Alto Calore Servizi S.p.A., gestore pubblico del servizio idrico integrato in gran parte dell’Irpinia e del Sannio, finisce al centro della polemica politica. A sollevare il caso è Eugenio Musto (Lega), che denuncia una scelta definita “politicamente e moralmente sbagliata”: l’assunzione di due nuovi dirigenti a tempo indeterminato mentre ai cittadini viene chiesto di pagare bollette dell’acqua sempre più care. L’Alto Calore non è un’azienda privata come le altre. Si tratta di una società interamente controllata dagli enti locali, nata con l’obiettivo di garantire la gestione pubblica di un bene primario come l’acqua. I veri proprietari dell’ente, dunque, sono i Comuni e le comunità che rappresentano. Proprio per questo, secondo Musto, le decisioni assunte dall’azienda dovrebbero rispondere a criteri di massima responsabilità e trasparenza. “La gestione pubblica dell’acqua dovrebbe essere un modello fondato sulla sobrietà e sul rispetto dei cittadini – afferma Musto – invece oggi assistiamo a una contraddizione evidente: da un lato si aumentano le tariffe per far fronte a debiti, problemi strutturali e inefficienze note da anni, dall’altro si appesantisce la spesa dell’ente con nuove posizioni dirigenziali”. Una scelta che, al di là degli aspetti tecnici e delle giustificazioni formali legate alla pianta organica, assume un forte valore politico. Famiglie, imprese e amministrazioni locali sono chiamate a sostenere sacrifici crescenti, spesso a fronte di un servizio che continua a presentare gravi criticità: perdite di rete, razionamenti, disservizi e interruzioni frequenti dell’erogazione. “Non è in discussione il valore delle professionalità o il diritto al lavoro – chiarisce l’esponente della Lega – ma il tema delle priorità. Un ente che gestisce un bene essenziale come l’acqua dovrebbe dare per primo un segnale chiaro di contenimento dei costi e di rispetto verso una comunità già duramente provata”.  Secondo Musto, il messaggio che passa è pericoloso: i problemi si risolvono aumentando le tariffe per i cittadini, mentre le scelte gestionali continuano ad ampliare i costi interni. Una dinamica che rischia di minare la fiducia dei cittadini e di svuotare di significato la stessa idea di gestione pubblica del servizio idrico. “L’acqua non è un lusso, è un diritto – conclude – e chi governa un bene così fondamentale ha il dovere di dimostrare coerenza, responsabilità e rispetto. Senza questi principi, ogni aumento diventa non solo ingiusto, ma moralmente inaccettabile”.

di Marco Iandolo