Si conclude con un nulla di fatto l’incontro sulla vertenza CallMat tenutosi presso la Prefettura di Matera alla presenza delle organizzazioni sindacali, dell’azienda e dei rappresentanti istituzionali. Al termine del confronto, infatti, la procedura di raffreddamento si è chiusa con esito negativo a causa del mancato raggiungimento di un accordo tra le parti. A renderlo noto sono le segreterie regionali di SLC CGIL, Fistel CISL, UILFPC e UGL Telecomunicazioni, che denunciano una situazione definita “gravissima” dopo la decisione di TIM di abbandonare il sito di Matera. Una scelta che rischia di avere pesanti ripercussioni occupazionali: sarebbero circa 350 i posti di lavoro in bilico, con centinaia di famiglie coinvolte e un impatto significativo sull’intero territorio materano. “Non possiamo assistere in silenzio alla perdita di centinaia di posti di lavoro”, affermano i sindacati, che chiedono un intervento immediato della Regione Basilicata e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy per individuare una soluzione concreta capace di scongiurare licenziamenti e la possibile chiusura del sito. Le organizzazioni sindacali parlano di una vertenza ormai giunta a un punto critico e annunciano che, in assenza di risposte rapide e decisive, verranno avviate forti azioni di protesta e mobilitazione. Non si escludono ulteriori iniziative nei prossimi giorni per difendere “ogni singolo posto di lavoro” dei dipendenti CallMat. La crisi del contact center materano riaccende così i riflettori sulle difficoltà del comparto dei call center nel Mezzogiorno, settore da anni alle prese con riduzione delle commesse, precarietà occupazionale e continui processi di riorganizzazione aziendale.
di Fausto Sacco

