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Olio e grano, Coldiretti Caserta scende in piazza: “Basta speculazioni che affossano il Made in Italy”

In CAMPANIA, Caserta, ECONOMIA
Giugno 10, 2026
Da Napoli a tredici capoluoghi italiani la protesta degli agricoltori contro il crollo dei prezzi e le importazioni estere. "A rischio la sopravvivenza delle aziende agricole e la tutela dei consumatori".

Anche gli agricoltori di Coldiretti Caserta hanno preso parte alla mobilitazione nazionale organizzata in tredici capoluoghi di regione per denunciare quella che definiscono una vera e propria emergenza per due eccellenze del Made in Italy: l’olio extravergine d’oliva e il grano duro. Al centro della protesta, il crollo dei prezzi riconosciuti ai produttori, a fronte dell’aumento dei costi di produzione e delle importazioni di prodotti esteri.   A Napoli, il presidente di Coldiretti Campania, Ettore Bellelli, ha consegnato le richieste dell’organizzazione al vice prefetto vicario Franca Fico, chiedendo un intervento immediato delle istituzioni per contrastare frodi e pratiche commerciali ritenute sleali.  “I conti non tornano perché c’è chi trucca l’origine dei prodotti, ingannando cittadini e agricoltori”, ha dichiarato il presidente di Coldiretti Caserta, Enrico Amico. “Ci si nasconde dietro la norma dell’ultima trasformazione sostanziale prevista dal codice doganale. Una disposizione che, secondo noi, va cancellata per tutti gli alimenti. Servono controlli seri e strumenti che possano diventare prove utilizzabili in tribunale. La salute dei cittadini e il futuro delle nostre aziende sono in gioco”.  Secondo i dati diffusi dall’associazione, nell’ultimo anno il prezzo dell’olio extravergine d’oliva avrebbe subito un crollo del 50%, mentre i costi sostenuti dagli olivicoltori sarebbero aumentati di oltre 200 euro per ettaro. Una situazione che Coldiretti attribuisce anche al forte ricorso alle importazioni: l’Italia, infatti, importerebbe circa 545 milioni di litri di olio all’anno, a fronte di una produzione nazionale pari a 234 milioni di litri.  Particolarmente critica anche la situazione del grano duro. Coldiretti denuncia che in Sicilia il prodotto appena trebbiato venga acquistato a soli 19 centesimi al chilogrammo, mentre il prezzo finale di pasta e pane risulta sensibilmente più elevato. “Quello che sta accadendo è vergognoso”, ha affermato il direttore di Coldiretti Caserta, Giuseppe Miselli. “Da una parte il grano viene pagato agli agricoltori del Sud appena 19 centesimi al chilo, dall’altra i consumatori acquistano pasta e pane a prezzi molto più alti. I nostri produttori chiedono un’azione immediata contro le frodi e le pratiche sleali che penalizzano l’intera filiera”.   Tra le richieste avanzate da Coldiretti figurano l’intensificazione dei controlli contro le frodi alimentari, l’utilizzo di tecnologie avanzate – come la risonanza magnetica e la mappatura isotopica – come strumenti probatori nei procedimenti giudiziari, il divieto di vendita al di sotto dei costi di produzione e il contrasto alla miscelazione di oli con prodotti sottoposti a trattamenti termici.  Per il comparto cerealicolo, l’organizzazione agricola sollecita inoltre l’applicazione della normativa contro l’agropirateria, maggiori verifiche sulle importazioni e un sostegno economico di 40 milioni di euro destinato a ridurre i costi di produzione attraverso contratti di filiera.  La mobilitazione, sottolinea Coldiretti, punta a difendere non solo il reddito degli agricoltori italiani, ma anche la trasparenza del mercato e il diritto dei consumatori a conoscere con chiarezza l’origine dei prodotti che arrivano sulle loro tavole.

di Fausto Sacco