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Il futuro si costruisce rigenerando il territorio, non consumandolo: il richiamo di Sturno guarda avanti.

In ATTUALITA', AVELLINO, CAMPANIA
Giugno 21, 2026
Meno consumo di suolo, più recupero del patrimonio esistente: la sfida è coniugare Alta Velocità, ambiente e crescita economica nelle aree interne.

Nelle aree interne italiane, la pianificazione urbanistica non rappresenta più soltanto uno strumento tecnico di governodel territorio. Essa è diventata, sempre più, una scelta di politica economica, sociale e istituzionale. È in questa prospettiva che va letto il percorso di adeguamento del Piano Urbanistico Comunale di Sturno, presentato nei giorni scorsi nell’Auditorium comunale davanti ad amministratori, professionisti, tecnici e cittadini. L’iniziativa assume un valore che travalica i confini amministrativi del comune irpino. Sturno, infatti, si colloca al centro di una delle più rilevanti trasformazioni infrastrutturali del Mezzogiorno: la realizzazione della Stazione Hirpinia dell’Alta Velocità/Alta Capacità, il Polo Logistico della Valle Ufita, il completamento della Lioni-Grottaminarda e il rafforzamento delle connessioni territoriali stanno modificando profondamente la geografia economica dell’Irpinia. In questo scenario, la scelta dell’amministrazione guidata dal sindaco Vito Di Leo appare significativa perché rompe con una tradizione urbanistica spesso fondata sull’espansione edilizia come principale indicatore di sviluppo. Al contrario,  l’adeguamento del PUC , elaborato dall’arch. Antonio Verderosa, punta sulla riduzione del consumo di suolo, sulla rigenerazione urbana, sul recupero del patrimonio edilizio esistente e sulla valorizzazione delle infrastrutture strategiche. Una visione che trova un preciso fondamento nella Costituzione italiana, definita la piu’ bella del mondo, e per alcuni versi ancora giovane. L’articolo 9, afferma che: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. È un principio che impone alla pianificazione territoriale di superare definitivamente la logica della crescita quantitativa per orientarsi verso modelli di sviluppo sostenibili. La riduzione delle previsioni edificatorie non più coerenti con l’andamento demografico e con le reali esigenze della comunità locale non rappresenta dunque una rinuncia allo sviluppo, ma la sua evoluzione. Governare il territorio significa oggi utilizzare in modo efficiente le risorse esistenti, recuperare gli spazi degradati, migliorare la qualità urbana e ridurre l’impatto ambientale delle trasformazioni. Allo stesso tempo, il nuovo impianto pianificatorio richiama un altro pilastro dell’ordinamento costituzionale: l’articolo 42, che riconosce la proprietà privata ma ne subordina l’esercizio alla funzione sociale. Per decenni il dibattito urbanistico italiano è stato caratterizzato dall’equazione tra proprietà fondiaria e potenzialità edificatoria. Oggi la prospettiva cambia. La funzione sociale della  proprietà non coincide necessariamente con la possibilità di costruire, ma con la capacità di contribuire al benessere  collettivo, all’equilibrio territoriale e alla sostenibilità dello sviluppo. Da questo punto di vista, la revisione delle previsioni urbanistiche sovradimensionate richiamata durante il convegno di Sturno, moderato, non a caso, dal presidente degli Architetti irpini Vincenzo De Maio, rappresenta una scelta di realismo amministrativo e di responsabilità istituzionale. La pianificazione non può continuare a produrre aspettative edificatorie scollegate dalla domanda reale, dal mercato e dalle prospettive demografiche dei territori interni. Il punto centrale emerso dal confronto pubblico riguarda però il rapporto tra infrastrutture e sviluppo. Le grandi opere in corso di realizzazione nella Valle Ufita costituiscono una straordinaria opportunità, ma non generano automaticamente crescita economica. Per trasformare l’investimento infrastrutturale in valore aggiunto servono programmazione, coordinamento territoriale e una visione condivisa. Le riflessioni emerse sul superamento delle frammentazioni tra “Città dell’Ufita” e “Città della Baronia” vanno proprio in questa direzione. Le infrastrutture non conoscono confini amministrativi e gli effetti economici si sviluppano lungo sistemi territoriali integrati. Continuare a pianificare secondo logiche municipali rischia di indebolire la competitività complessiva dell’area. La vera sfida, dunque, non è soltanto urbanistica. È istituzionale. Costruire una governance capace di mettere in rete comuni, imprese, professionisti e cittadini per valorizzare una delle più importanti occasioni di rilancio dell’Irpinia degli ultimi decenni. Sturno sembra aver colto questo passaggio storico.  La scelta di privilegiare la partecipazione pubblica, pur in assenza di specifici obblighi normativi, e di costruire il nuovo assetto urbanistico attraverso il confronto con la comunità locale rappresenta un segnale importante. La qualità della pianificazione si misura infatti non solo nei contenuti tecnici, ma nella capacità di generare consenso informato e visione collettiva. L’articolo 9 e l’articolo 42 della Costituzione, letti insieme, indicano una strada chiara: tutela del territorio e sviluppo economico non sono obiettivi contrapposti, ma elementi complementari di una stessa strategia.  La sostenibilità non è un vincolo alla crescita; è la condizione necessaria affinché la crescita sia duratura. Per la Valle Ufita si apre una stagione decisiva. Le infrastrutture stanno arrivando. Ora occorre costruire attorno ad esse un progetto di territorio capace di trasformare la posizione geografica in vantaggio competitivo, la qualità ambientale in attrattività e la coesione istituzionale in sviluppo. È questa, in fondo, la lezione più importante che emerge dal nuovo PUC di Sturno: pianificare il futuro significa prepararsi al cambiamento senza consumare il patrimonio che dovrà sostenerlo.

di Giuseppe Di Giacomo