Una giornata drammatica, segnata prima dalla morte di un giovane cittadino tunisino di circa 30 anni e, successivamente, da una violenta protesta all’interno del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Palazzo San Gervasio. Un’escalation di tensione che ha provocato incendi e gravi danneggiamenti ai moduli abitativi, riportando al centro dell’attenzione le condizioni di sicurezza all’interno della struttura. Il decesso, avvenuto nella giornata di ieri, ha preceduto una protesta degli altri ospiti del CPR che si è protratta per diverse ore. Una situazione particolarmente delicata che ha richiesto l’intervento degli operatori impegnati nella gestione dell’emergenza e che, secondo quanto evidenziato nel comunicato, ha determinato momenti di forte tensione e pericolo. Sul caso viene ora posto l’accento anche sulle condizioni nelle quali sono chiamati a lavorare quotidianamente gli operatori della struttura. Il CPR di Palazzo San Gervasio ospita infatti un numero elevato di cittadini stranieri sottoposti a provvedimenti di trattenimento, in un contesto nel quale possono emergere situazioni personali e psicologiche particolarmente complesse.
L’allarme sull’organico
A preoccupare è soprattutto la progressiva riduzione del personale. Nei mesi scorsi, viene denunciato, il numero dei funzionari in servizio sarebbe passato da quattro a tre e, successivamente, a soli due. Una contrazione che avrebbe interessato anche il ruolo degli ispettori, mentre il personale destinato ai servizi di vigilanza, già ridotto, sarebbe sempre più frequentemente impiegato per altre esigenze di servizio. Una situazione che, secondo la rappresentanza sindacale, rende sempre più difficile garantire una gestione efficace sia delle attività ordinarie sia delle emergenze. A complicare ulteriormente il quadro c’è anche la distanza del CPR dalla Questura di Potenza, indicata in circa 80 chilometri. Un elemento che, in caso di emergenze, può incidere sui tempi necessari per assicurare un adeguato supporto operativo.
“Una situazione non più sostenibile”
Da qui la richiesta rivolta ai vertici dell’Amministrazione: istituire con urgenza un presidio fisso di Polizia all’interno del CPR di Palazzo San Gervasio. La richiesta nasce dalla necessità, viene sottolineato, di rafforzare la prevenzione e la capacità di intervento, garantendo maggiore sicurezza tanto agli operatori quanto agli stessi ospiti della struttura. “Non si tratta più di una richiesta rinviabile”, è il senso dell’appello, perché gli episodi di criticità e le condizioni operative renderebbero necessario un rafforzamento stabile del dispositivo di sicurezza. Nel frattempo, resta il cordoglio per la morte del giovane tunisino e la solidarietà agli operatori impegnati nel CPR, chiamati ancora una volta a fronteggiare una situazione di particolare difficoltà. L’episodio riapre così il dibattito sulle condizioni di sicurezza del centro e sulla necessità di assicurare risorse e personale adeguati in una struttura che, per la sua stessa funzione, richiede un dispositivo operativo costante e adeguato alle situazioni di emergenza.
di Marco Iandolo

