Nella celebre località alpina di Davos, in Svizzera, sta per prendere il via uno degli appuntamenti più attesi nel panorama internazionale: la 54^ edizione del World Economic Forum. Quest’anno, l’incarico affidato ai partecipanti appare arduo quanto mai urgente: ricostruire la fiducia per rilanciare la crescita economica in un contesto globale caratterizzato da fratture e instabilità.
La manifestazione vede la partecipazione di prestigiosi ospiti, tra i quali il presidente ucraino Volodimyr Zelensky e il presidente israeliano Isaac Herzog, a dimostrazione dell’importante focalizzazione del forum sulle dinamiche geopolitiche attuali. Con la presenza del segretario di Stato USA Antony Blinken e di numerosi primi ministri del Medio Oriente, Davos diviene così il terreno di una complessa rete diplomatica destinata a rivestire un ruolo chiave nei lavori settimanali.
Le discussioni già avviate da oltre 80 diplomatici intorno alla proposta di pace ucraina gettano le basi per dialoghi che proseguiranno nei giorni a venire, non trascurando altre questioni calde come l’escalation a Gaza. “Siamo a un punto di svolta”, dichiara Borge Brende, presidente del WEF, sottolineando come il forum ambisca a dare un contributo concreto al confronto fra le parti coinvolte.
Negli ultimi giorni la sicurezza è stata significativamente rafforzata nella località svizzera: Davos è ora circondata da un perimetro di sicurezza sorvegliato da un imponente contingente di 9000 agenti, posti di blocco, cecchini e specialisti in cybersecurity, oltre alla chiusura dell’area aerea circostante.
Nonostante gli occhi siano puntati sulla diplomazia, l’agenda del forum è densa di argomenti di rilevanza economica e tecnologica. Un esempio è l’intelligente intervento di Sam Altman, amministratore delegato di Open AI, che parlerà del futuro e dei rischi dell’intelligenza artificiale, una tecnologia dalle potenzialità ancora in gran parte inesplorate.
Sul fronte economico, il WEF stima una crescita globale del 2,9% per l’anno in corso, con un commercio internazionale che avanza di un misero 0,8%, influenzato da una stretta creditizia, guerra e inflazione. L’Europa in particolare risente di queste tensioni, alle prese con conflitti ravvicinati e un’incertezza inflazionistica che tiene la Banca Centrale Europea lontana dal contemplare tagli dei tassi di interesse.
L’Italia farà la sua comparsa a Davos con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, atteso mercoledì e giovedì, e di figure chiave del mondo imprenditoriale e bancario tra i quali spiccano i nomi dei presidenti di Eni ed Enel, e gli amministratori delegati di Acea, Intesa Sanpaolo, Unicredit e il presidente di Unicredit Pier Carlo Padoan.
Con oltre 200 panel previsti nel corso di sei giorni, il forum si preannuncia come un crogiolo di idee e proposte mirate non solo a disegnare il futuro economico, ma soprattutto a ricomporre un quadro di fiducia e cooperazione internazionale fortemente necessario in un periodo di indubbia incertezza.
