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A Saint-Vincent la Balena bianca non va in pensione

In APPUNTAMENTI, IN EVIDENZA, POLITICA, REGIONI
Ottobre 02, 2026
A Saint-Vincent torna il tradizionale raduno dei democratici cristiani: memoria della Prima Repubblica e confronto con la politica di oggi, tra l’eredità di Donat Cattin, il libro di Gianfranco Rotondi e l’ambizione di guardare al futuro.

Al via oggi, fino al 4 ottobre il raduno dei democratici cristiani. Gianfranco Rotondi riporta nella valle di Donat Cattin memoria, politica e una domanda tutt’altro che nostalgica: che cosa resta della Dc nell’Italia di oggi? O, più precisamente, di quella Democrazia Cristiana che ha deciso di non arrendersi alla propria età anagrafica? La cittadina valdostana torna infatti ad accogliere il tradizionale raduno dei democratici cristiani, organizzato da Gianfranco Rotondi nella sala consiliare di via Martiri della Libertà. Tre giorni di incontri, discussioni e politica, con un’ambizione che va oltre il semplice esercizio della memoria. Perché Saint-Vincent non è un posto qualunque per chi abbia frequentato la storia della Prima Repubblica. Qui Carlo Donat Cattin riuniva annualmente la propria corrente, la sinistra sociale della Dc, chiamando a raccolta uomini e dirigenti per discutere dell’Italia, del governo e soprattutto di quello che sarebbe venuto dopo. Era politica fatta con le correnti, i congressi, le mediazioni, le telefonate interminabili e quella cosa che oggi sembra quasi un reperto archeologico: la discussione. Rotondi ha deciso di riprendere quella tradizione. E lo fa senza nascondere l’ambizione di trasformare Saint-Vincent in un laboratorio politico. Il convegno, del resto, viene presentato come l’unico appuntamento congressuale democristiano ancora in vita e, nelle parole dello stesso Rotondi, deve essere soprattutto rivolto al futuro. La differenza rispetto ai tempi di Donat Cattin è che oggi la Dc non è più la gigantesca macchina elettorale che per decenni ha occupato il centro della Repubblica. Non esiste più quella Balena bianca capace di contenere mondi diversi, cattolici, moderati, conservatori, riformisti, meridionalisti e sociali sotto lo stesso tetto. Ma la politica italiana, si sa, ha una memoria assai più lunga delle sue cronache quotidiane. Ed è proprio qui che si inserisce il nuovo libro di Rotondi, “Il partito italiano. Dalla DC a Berlusconi e Meloni”, pubblicato da Graus Edizioni. Il volume, raccoglie e rilegge una lunga esperienza politica attraverso articoli e riflessioni che attraversano la storia della Dc, la svolta maggioritaria, il berlusconismo e l’ascesa di Giorgia Meloni. Il titolo dice già molto. Non “il partito democristiano”, non “la Dc eterna”, ma il partito italiano. L’idea, cioè, che al di là delle sigle esista una continuità politica fatta di elettori, culture, sensibilità e domande che nel corso dei decenni hanno cambiato contenitore senza necessariamente cambiare completamente natura. Alla tre giorni è annunciato un gruppo decisamente nutrito di esponenti della politica nazionale: Amich, Antoniozzi, Bicchielli, Bomsignore, Caldoro, Ciaburro, Ciocchetti, Coppo, Crosetto, D’Agostino, Del Mastro, Donzelli, Foti, Gelmini, Chiglia, Giachino, Giannone, Luciani, Malagola, Malan, Musso, Marattin, Maullu, Patriarca, Pichetto, Romano Saverio, Salerno, Santanchè, Sbarra, Tufarelli e Turris. E poi ci sarà Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, in collegamento streaming. Insomma, più che un pellegrinaggio archeologico nella Prima Repubblica, il programma assomiglia a una tavola rotonda approntata per discutere del presente. La Dc appartiene alla storia della Repubblica. Su questo non ci sono dubbi. Ma le culture politiche non scompaiono necessariamente quando scompaiono i partiti che le hanno rappresentate. Possono migrare, contaminarsi, cambiare linguaggio, entrare in altre formazioni. A Saint-Vincent, dunque, non si riuniranno soltanto dei reduci. Ci saranno parlamentari, amministratori, esponenti di sensibilità differenti e rappresentanti di una politica che, almeno per tre giorni, proverà a ragionare senza la frenesia del tweet e della dichiarazione quotidiana. Una volta si chiamava confronto politico. Oggi sembra quasi una specialità di nicchia. Forse è anche per questo che Saint-Vincent continua a resistere. La Balena bianca sarà pure finita nei libri di storia. Ma evidentemente qualcuno continua a chiedersi dove abbia lasciato il suo scheletro. E soprattutto se, dentro quello scheletro, ci sia ancora qualcosa che possa servire all’Italia di domani.

di Giuseppe Di Giacomo