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Addio a Furio Colombo: Icona del Giornalismo e della Cultura Italiana

In POLITICA
Gennaio 14, 2025

È scomparso all’età di 94 anni Furio Colombo, figura emblematica del giornalismo italiano e testimone critico del Novecento. Nativo di Chatillon in Val d’Aosta il 1 gennaio 1931, Colombo si laureò precocemente in giurisprudenza a Torino. La sua vocazione per il giornalismo, però, lo portò ben presto a esplorare diversi ambiti dei media, dalla carta stampata alla televisione, passando per la radio.

La passione per l’America e la sua cultura permeò intensamente la sua visione del mondo. Come amava ricordare, faceva parte della generazione di Moravia, con cui condivideva una profonda ammirazione e una critica coinvolta verso gli Stati Uniti, visti come possibile “Paese del futuro” nonostante le sue problematiche.

Colombo iniziò la sua carriera collaborando con figure di spicco come Umberto Eco, Gianni Vattimo e Piero Angela, e partecipando alla fondazione del Gruppo63. Divenuto giornalista professionista nel 1967, si trovò a documentare eventi storici di portata globale come la Guerra dei sei giorni in Sinai e l’offensiva del Têt a Saigon nel 1968. La sua analisi degli eventi fu sempre puntuale e critica, caratteristica che lo distingueva nel panorama giornalistico italiano.

Gli anni Settanta lo videro impegnato come professore al Dams di Bologna, mentre la fine degli anni Ottanta segnò l’inizio della sua “lunga stagione americana”. Colombo visse a New York, lavorando come corrispondente per La Stampa e, successivamente, per La Repubblica. Durante questo periodo, sopravvisse anche a un incidente aereo e fu direttore dell’Istituto di cultura italiano dal 1991 al 1994.

Ha collaborato con le più importanti testate, sia americane che italiane. Tra il 1993 e il 2000 diresse l’edizione italiana della New York Review of Books, e tra le altre sue direzioni editoriali si annoverano la rivista L’architettura e Nuovi Argomenti, questa ultima assieme a Dacia Maraini fino al 2018.

Oltre al giornalismo, la politica fu un altro campo in cui Colombo lasciò un segno indelebile. Fu eletto parlamentare per tre legislature con i Democratici di Sinistra, L’Ulivo e il Partito Democratico, tentando anche la candidatura alle primarie per la leadership. La sua visione politica è stata sempre coerente con i suoi articoli: acuta, diretta, focalizzata sugli aspetti concreti della realtà senza mai deviare in retorica superflua.

All’elevata attività giornalistica e politica, si affianca anche quella accademica, con incarichi in prestigiose università statunitensi come la Columbia University, la New York University e la University of California a Berkeley. Scrittore prolifico, il suo primo libro fu “L’America di Kennedy” (1964) e l’ultimo “Sulla pace. La guerra in Ucraina e l’eterno dilemma” (2022), dimostrando un impegno incessante nell’analisi critica dei grandi temi della nostra epoca.

La sua morte è stata annunciata dalla famiglia, evidenziando che è stato accompagnato negli ultimi istanti dalla moglie Alice e dalla figlia Daria. I funerali si terranno al Cimitero Acattolico di Roma, ma il suo spirito critico e indomito continuerà a vivere attraverso le sue opere e i suoi scritti, tra cui “La fine di Israele” che verrà ripubblicata proprio in suo onore.

Furio Colombo non è stato solo un giornalista o un politico, ma un vero intellettuale che ha saputo navigare e interpretare i cambiamenti del suo tempo con una lucidità e un impegno che restano esemplari.