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Alessandro Di Battista e l’impresa delle 78.000 firme per la Palestina

In POLITICA
Giugno 28, 2024

In un periodo storico nel quale l’apartiticità sembra prevalere, Alessandro Di Battista, insieme al gruppo Schierarsi, del quale è vicepresidente, ha realizzato un significativo gesto di impegno civile e politico. Caricando letteralmente sulle spalle una pesante scatola contente 78.000 firme, Di Battista ha raggiunto il Senato per richiedere formalmente il riconoscimento dello Stato di Palestina attraverso una proposta di legge di iniziativa popolare. Questa mossa arriva in un clima di crescente distacco dei cittadini dalle dinamiche politiche, come dimostra la diminuzione della partecipazione elettorale.

Di Battista, figura carismatica ed ex membro del Movimento 5 Stelle, non ha mancato di esprimere il suo dissenso per l’attuale gestione governativa delle questioni internazionali, in particolare quelle riguardanti il conflitto israelo-palestinese. Accompagnato da manifestanti che ne condividevono l’indignazione e incentivano le richieste di libertà per la Palestina, ha criticato duramente l’azione del governo, definendola “pavida” nei confronti di una realtà conflittuale acuita e tragica.

Con lui, alcune figure politiche di rilievo, come Barbara Lezzi, ex ministra del Movimento 5 Stelle, e altri ex membri del partito, ora affiliati a diversi schieramenti, hanno voluto supportare la causa attraverso la loro presenza. Le dichiarazioni appassionate di Di Battista hanno trovato eco nelle parole di Lezzi, che ha sottolineato la necessità forzata dei governanti di rispondere alle richieste dei loro cittadini, soprattutto quando queste riguardano la protezione e il riconoscimento dei diritti fondamentali di popoli in sofferenza.

Durante la mobilitazione, Di Battista non ha risparmiato attacchi alla leadership attuale di Antonio Tajani e Giorgia Meloni, che, a suo dire, dimostrerebbero una lacunosa comprensione delle questioni del Medio Oriente e una manifesta negligenza politica e umanitaria. Queste affermazioni evidenziano una forte critica non solo alla conducibilità diplomatica, ma anche alla competenza internazionale dei vertici politici attuali.

La situazione che si delinea a seguito di quest’evento mette in evidenza non solo le dinamiche interne tra partiti e movimenti politici italiani, ma anche le sensibilità sempre più accentuate verso temi di rilevanza internazionale. La questione della legittimità dello Stato di Palestina rimane in effetti uno dei nodi geopolitici più controversi e dibattuti, con implicazioni che toccano questioni di diritto internazionale, di sicurezza globale e di convivenza pacifica tra le nazioni.

Questa iniziativa rappresenta, dunque, un importante termometro del sentimento popolare e del crescente desiderio di un intervento attivo e consapevole da parte delle istituzioni italiane. Resta da vedere come il Senato e più ampiamente le istituzioni risponderanno a questa sollecitazione, che si inserisce in un più vasto scenario di rivendicazioni e aspirazioni che vanno ben oltre i confini nazionali e toccano le corde profonde della dignità umana e della giustizia internazionale.