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Atripalda, blitz nei locali di Acai: Ardolino denuncia lo sgombero e la scomparsa di documenti e computer

In AVELLINO, CAMPANIA
Ottobre 10, 2026
Il presidente nazionale dell’associazione e segretario provinciale di Federdipendenti contesta le modalità dell’intervento nei locali del Mercatino Rionale di via Marino Caracciolo. “Sottratti fascicoli con dati personali di cittadini e aziende”. L’associazione chiede al Comune di individuare una soluzione per garantire la continuità dei servizi.

Una sede trovata chiusa e svuotata, arredi e attrezzature trasferiti altrove e documenti che, secondo quanto denunciato dai responsabili dell’associazione, contengono informazioni personali di cittadini e aziende. È quanto sarebbe accaduto agli uffici di Acai, associazione di tutela degli inquilini e dei consumatori, presenti nei locali del Mercatino Rionale di via Marino Caracciolo, ad Atripalda. A denunciare l’accaduto è Giovani Ardolino, presidente nazionale di Acai e segretario provinciale di Federdipendenti, che contesta le modalità con cui sarebbe stato eseguito lo sgombero disposto dal Comune. Al centro della vicenda c’è il rilascio dell’immobile, già concesso in locazione all’associazione e successivamente venduto dall’ente. Stando a quanto riferito da Ardolino, la comunicazione ricevuta dal Comune indicava come termine per lasciare i locali le ore 12 di mercoledì 7 ottobre. Il dirigente sindacale sostiene, tuttavia, di essersi recato in ufficio nelle prime ore della mattinata, trovando la porta sbarrata e gli ambienti già liberati, senza aver avuto la possibilità di recuperare autonomamente arredi, computer e fascicoli.  “Non ci è stato nemmeno consentito di trasferire altrove arredamento, strumenti e pratiche presenti negli scaffali ed effettuare la consegna delle chiavi”, afferma Ardolino, ipotizzando che per accedere ai locali possa essere stata forzata la serratura. Per documentare la situazione, l’associazione avrebbe quindi richiesto l’intervento dei Carabinieri, affinché venisse effettuata una formale constatazione.

La preoccupazione per i documenti e i dati personali

L’aspetto che desta maggiore preoccupazione, secondo la denuncia di Acai, riguarda la sorte della documentazione custodita negli uffici. Nei locali erano presenti fascicoli relativi a centinaia di cittadini e aziende, oltre a computer contenenti posta elettronica, scadenze e strumenti di lavoro necessari alla gestione delle attività quotidiane.  Sono stati portati altrove pratiche e documenti di centinaia di cittadini utenti e di aziende, dati riservati e computer con piani di lavoro, mail e scadenze», sostiene Ardolino, evidenziando le difficoltà operative provocate dall’impossibilità di accedere tempestivamente al materiale. La vicenda, nelle parole del rappresentante sindacale, rischia di avere ripercussioni non soltanto sull’associazione, ma anche sugli utenti che si affidano ai suoi servizi. Acai è infatti presente sul territorio con attività di assistenza e tutela, anche attraverso Caf e Patronato. La mancata disponibilità dei fascicoli e delle apparecchiature informatiche avrebbe impedito di organizzare regolarmente gli appuntamenti e le pratiche previste nei giorni successivi. Sulla gestione dei documenti e sulla loro effettiva collocazione restano da chiarire circostanze che, sulla base delle sole dichiarazioni contenute nel comunicato, non possono considerarsi definitivamente accertate.

Il confronto con il Comune e le proposte per una nuova sede

Ardolino ricostruisce anche i tentativi compiuti per individuare una soluzione alternativa prima del rilascio dell’immobile. L’associazione avrebbe chiesto all’amministrazione comunale di valutare la possibilità di assegnare un altro locale di proprietà dell’ente, a fronte del pagamento di un canone calmierato, facendo leva sulla funzione sociale dei servizi offerti alla cittadinanza. In assenza di una disponibilità in tal senso, Acai avrebbe proposto una convenzione che consentisse di reperire autonomamente un immobile privato, con un sostegno finalizzato a coprire i maggiori costi e a garantire ai cittadini di Atripalda la gratuità dei servizi associativi. Proposte che, secondo il racconto del dirigente, non avrebbero avuto seguito. Da qui la contestazione sulle modalità dell’intervento, che Ardolino considera particolarmente penalizzanti per una realtà impegnata da anni nell’assistenza a cittadini, lavoratori e imprese. Nel suo intervento, il presidente nazionale di Acai richiama anche i rapporti avuti nel tempo con le istituzioni locali, tra segnalazioni, proposte e denunce di disservizi. Un riferimento con il quale lascia intendere che i rapporti con l’amministrazione possano aver risentito anche delle critiche rivolte agli amministratori. Si tratta, tuttavia, di una valutazione espressa dallo stesso Ardolino, che non costituisce di per sé una prova delle ragioni alla base dello sgombero.

“Non interromperemo il nostro impegno”

Nonostante le difficoltà denunciate, Acai assicura di voler proseguire le proprie attività e di continuare a offrire assistenza alla cittadinanza. L’auspicio espresso da Ardolino è che il Comune possa rivedere la propria posizione e aprire un confronto per individuare una soluzione che consenta all’associazione di tornare a operare in condizioni adeguate. La vicenda solleva, intanto, interrogativi sulle modalità con cui è stato gestito il rilascio dei locali e sulla custodia dei documenti e delle apparecchiature presenti al loro interno. Per chiarire quanto accaduto sarà importante ricostruire le operazioni effettuate, verificare dove siano stati trasferiti i materiali e accertare le condizioni di conservazione della documentazione contenente dati personali. Al momento, la ricostruzione riportata è quella fornita da Acai attraverso il proprio comunicato. Un eventuale chiarimento da parte del Comune di Atripalda potrà contribuire a completare il quadro della vicenda.

di Marco Iandolo