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Autonomia differenziata, tra perplessità e manuale per l’uso.

In ATTUALITA'
Marzo 13, 2024

L’autonomia differenziata è un principio costituzionale che permette alle Regioni a statuto ordinario di richiedere maggiori competenze legislative e finanziarie in alcune materie, tramite una procedura negoziata con lo Stato e approvata dal Parlamento. L’obiettivo è di favorire lo sviluppo e la coesione dei territori, nel rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni e della solidarietà nazionale. Attualmente, il disegno di legge sull’autonomia differenziata è in discussione alla Camera dei Deputati, dopo essere stato approvato dal Senato il 28 gennaio 2024. Il ddl prevede che le Regioni possano richiedere l’autonomia in 17 materie, tra cui la sanità, l’istruzione, l’ambiente, l’energia, il lavoro, la sicurezza e la cultura. Le modalità di finanziamento delle funzioni attribuite saranno definite da una commissione paritetica Stato-Regione e basate sulla compartecipazione al gettito di alcuni tributi erariali.  L’autonomia differenziata è un tema molto dibattuto e controverso, solleva questioni di equità, efficienza e coesione tra le diverse aree del Paese. Alcuni ritengono che sia un’opportunità per valorizzare le specificità e le potenzialità dei territori, altri temono che possa accentuare le disparità e le divisioni tra le Regioni. Le preoccupazioni del Sud sono confermate dal rapporto Svimez 2023, intitolato “Un Paese, due cure”, dedica un capitolo ai rischi dell’autonomia differenziata in ambito sanitario. Secondo il rapporto, l’autonomia differenziata aggraverà le disuguaglianze tra le regioni, in particolare tra il Nord e il Sud, sia in termini di risorse finanziarie che di qualità dei servizi. Il rapporto evidenzia come il Sud sia già penalizzato da una minore spesa sanitaria pro capite, da una maggiore mobilità passiva dei pazienti, da una minore dotazione di personale e di strutture, e da una peggiore performance degli indicatori di salute. Il rapporto sostiene che l’autonomia differenziata potrebbe accentuare questi divari, compromettendo i livelli essenziali delle prestazioni e la solidarietà nazionale. Il rapporto propone invece di rafforzare il ruolo del Servizio Sanitario Nazionale, di garantire una perequazione fiscale tra le regioni, e di promuovere una maggiore integrazione tra le politiche sanitarie e quelle sociali, educative e occupazionali.  Oltre alle critiche sul possibile impatto negativo dell’autonomia differenziata sulla sanità, ci sono altre obiezioni al disegno di legge sull’autonomia differenziata. Alcune di queste sono relative alla mancanza di una visione unitaria del Paese: alcuni ritengono che il ddl sull’autonomia differenziata sia frutto di una logica egoistica e separatista, che non tiene conto degli interessi e dei bisogni di tutti i cittadini italiani. Inoltre, si teme che il ddl possa favorire la frammentazione e la disomogeneità delle politiche regionali, senza una coordinazione e una supervisione da parte dello Stato. Poi c’è l’aspetto della violazione dei principi costituzionali: c’è chi sostiene che il ddl sull’autonomia differenziata sia in contrasto con i principi fondamentali della Costituzione, in particolare quelli di uguaglianza, solidarietà e leale collaborazione tra lo Stato e le Regioni. Inoltre, si ritiene che il ddl sia illegittimo perché non rispetta la procedura prevista dall’articolo 116, comma 3, della Costituzione, che richiede una legge costituzionale per modificare le competenze delle Regioni. Infine vi è la questione riguardante l’incertezza giuridica e amministrativa: alcuni esprimono dubbi sulla chiarezza e sulla fattibilità del ddl sull’autonomia differenziata, che potrebbe generare confusione e contenziosi tra le Regioni e lo Stato, tra le Regioni stesse e tra i cittadini. In particolare, si sollevano questioni sulla definizione delle materie di competenza, sulle modalità di finanziamento, sul controllo e sulla valutazione delle funzioni attribuite, e sulla tutela dei diritti e dei doveri dei cittadini. Il Governo per ora risponde alle critiche compatto, per quanto questo sia un tema voluto molto dalla Lega che però non è sola nella difesa della nuova architettura dello Stato, sostenendo che il disegno di legge sull’autonomia differenziata sia conforme ai principi costituzionali e rispetti i diritti e i doveri dei cittadini. Affermando che il ddl non intacca l’unità nazionale, ma anzi rafforza la coesione e la collaborazione tra lo Stato e le Regioni, valorizzando le specificità e le potenzialità dei territori. Il Governo Meloni è convinto che il ddl prevede la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni in tutte le materie di competenza, garantendo l’equità e la solidarietà tra le Regioni. E ritiene infine che il ddl sia un’opportunità per semplificare e sburocratizzare i procedimenti, per favorire lo sviluppo e la competitività del Paese, e per avvicinare le istituzioni ai cittadini.

di Fabrizio Camastra –