Benigni, il cui cognome evoca una tradizione di appartenenza a Forza Italia, è tra l’altro il nipote del compianto avv. Generoso Benigni, esponente di rilievo di Forza Italia, più volte consigliere comunale di FI e da ultimo, nominato nel 2024 presidente onorario di Forza Italia Avellino. È un’indiscrezione destinata a far rumore quella che circola nelle ultime ore: il centrodestra con Fabio Benigni candidato sindaco, sarebbe pronto a scendere in campo a prescindere da Forza Italia, che ha diluito la propria identità in un civismo di chiara indicazione di centrosinistra. Uno scenario che, se confermato, avrebbe del clamoroso. Non solo per la candidatura di Benigni, maturata anche dopo le sollecitazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, quanto per la decisione di uno dei simboli del centrodestra di presentarsi fuori dal perimetro tradizionale della coalizione. Una scelta che appare come una frattura politica evidente e difficilmente giustificabile anche agli occhi dei vertici nazionali, in un momento di forte rilancio e di compattezza dell’azione delle forze di governo. Se ciò dovesse essere sarebbe un’acrobazia dialettica giustificare di fronte al proprio elettorato una scelta che contraddice e nega il valore stesso dell’unità. Nel frattempo, sul fronte civico, Laura Nargi si prepara all’annuncio ufficiale previsto per domani, con una discesa in campo sostenuta da tre liste civiche prive di simboli di partito ma con l’appoggio di Angelo D’Agostino (segretario provinciale di Forza Italia) e di Livio Petitto (Consigliere regionale di Forza Italia). Per il segretario provinciale di Forza Italia correre senza il simbolo di partito significa rinunciare a una parte importante della propria identità politica e, soprattutto, ammettere una difficoltà interna che rischia di tradursi in debolezza elettorale. Non è solo una questione di liste, ma di credibilità e coerenza. L’effetto immediato potrebbe essere quello di disorientare l’elettorato di riferimento, mentre sul piano politico la decisione rischia di aprire un caso che va ben oltre i confini locali, coinvolgendo anche i livelli regionali e nazionali del partito e della coalizione. Se confermata, quella che oggi è solo un’indiscrezione potrebbe trasformarsi nel vero spartiacque della campagna elettorale: non una semplice scelta tattica, ma il segnale di un centrodestra che ritrova la sua capacità di stare insieme esponendo i simboli e sfuggendo a scorciatoie che perseguono il fine delle mani libere.
di Marco Iandolo

