Doveva essere la seduta dedicata all’insediamento della nuova governance del Consiglio comunale. Si è trasformata, invece, in un lungo braccio di ferro politico e procedurale, segnato da accuse, contestazioni e momenti di forte tensione. L’aula di Palazzo di Città inaugura così la nuova consiliatura con uno scontro che lascia già intravedere il clima destinato ad accompagnare i prossimi mesi. La giornata si apre con l’elezione di Nicola Giordano alla presidenza del Consiglio comunale. Servono due votazioni per arrivare al risultato definitivo: Giordano ottiene 21 preferenze, mentre Gerardo Melillo e Nicola Poppa raccolgono entrambi sei voti. Un esito che sembrava poter chiudere rapidamente il primo punto all’ordine del giorno, ma che rappresenta soltanto l’inizio di una seduta destinata a complicarsi. Il vero terremoto politico arriva pochi minuti dopo con la questione della vicepresidenza. L’incarico, attribuito per anzianità al consigliere Nicola Poppa, viene improvvisamente rimesso in discussione. Lo stesso Poppa prende la parola e annuncia la propria rinuncia, spiegando che all’interno del gruppo “Ora e Forza Avellino” erano stati assunti accordi politici differenti rispetto a quanto poi concretamente avvenuto. Parole pesanti, che evocano intese disattese senza però entrare nei dettagli. Una presa di posizione che, nel giro di pochi istanti, modifica completamente lo scenario. Il presidente appena eletto non perde tempo. Preso atto della rinuncia, Giordano procede alla nomina di Gerardo Melillo quale vicepresidente dell’assise. Dai banchi dell’opposizione si leva una dura contestazione sulla legittimità della procedura. Secondo la minoranza, la rinuncia di Poppa non può produrre effetti immediati perché non ancora formalizzata attraverso il protocollo dell’Ente. In altre parole, per i consiglieri di opposizione le dimissioni non esistono giuridicamente fino alla loro acquisizione agli atti, rendendo quindi prematura qualsiasi nuova nomina. Il confronto si sposta così dal terreno politico a quello strettamente regolamentare. A guidare la protesta è Gianluca Festa, che chiede con forza di azzerare l’intera procedura e procedere a una nuova votazione. Gli interventi si susseguono, il dibattito si infiamma e la seduta viene interrotta più volte nel tentativo di riportare serenità in aula. Nel pieno dello scontro torna a intervenire anche Poppa. Conferma la propria rinuncia, ribadisce che il rispetto dell’istituzione viene prima di qualsiasi accordo politico, ma allo stesso tempo lascia intendere che quegli accordi siano stati disattesi. Annuncia inoltre l’intenzione di formalizzare ogni elemento agli atti del Consiglio, una dichiarazione che alimenta ulteriormente il confronto. Le contestazioni dell’opposizione non si fermano e la Presidenza prosegue nella gestione dei lavori tra continue interruzioni. Le tensioni raggiungono un livello tale da rendere necessario l’intervento della Polizia municipale per ristabilire l’ordine all’interno dell’aula consiliare. La seduta viene quindi sospesa. Il Consiglio conferma Nicola Giordano alla presidenza e Gerardo Melillo alla vicepresidenza. L’immediata eseguibilità dell’atto viene approvata con 27 voti favorevoli e sei contrari, chiudendo formalmente una vicenda che, tuttavia, lascia aperte numerose questioni sul piano politico. Al di là dell’esito numerico, il primo Consiglio comunale della nuova consiliatura consegna un’immagine già nitida degli equilibri che attraversano Palazzo di Città. Le tensioni emerse attorno alla vicepresidenza raccontano infatti di rapporti ancora tutti da definire, di accordi rivendicati e contestati e di una dialettica politica destinata, con ogni probabilità, a segnare il percorso amministrativo dei prossimi mesi.
di Marco Iandolo


