Il dibattito politico ad Avellino torna al centro delle tensioni in vista delle prossime scadenze elettorali. A intervenire è Damiano Genovese, ex consigliere comunale e presidente del movimento civico Eucratica, che punta l’indice contro il centrodestra cittadino accusato di mancanza di progettualità e radicamento sul territorio. Secondo Genovese, la città non può essere considerata “un trampolino elettorale o un bancomat dove incassare consenso”. Il rappresentante di Eucratica denuncia quella che definisce una politica fatta di tatticismo e opportunismo, sostenendo che ad Avellino servano invece idee concrete, confronto con i cittadini e presenza stabile nei quartieri. Nel mirino del dirigente civico c’è il centrodestra locale, descritto come privo di una visione organica per la città. “Non ha mai condotto una battaglia su una questione davvero importante per i cittadini – afferma Genovese –. Alla vigilia delle elezioni si assiste al solito copione: conferenze stampa, candidature improvvisate e promesse vuote”. L’accusa riguarda anche la presunta tendenza dei vertici politici a perseguire obiettivi di visibilità più che un reale progetto amministrativo per il territorio. Il riferimento politico si allarga poi al possibile ritorno di Gianluca Festa, figura verso cui Genovese riconosce un legame affettivo con la città ma esprime forti dubbi sul piano della governabilità. Un’eventuale nuova stagione amministrativa improntata allo scontro politico permanente rischierebbe, secondo il presidente di Eucratica, di trasformare ogni decisione in un conflitto istituzionale. “Governare contro tutti significa paralizzare la città – sottolinea –. Con un clima di guerra politica quotidiana a pagare sarebbero soltanto i cittadini, non i partiti”. Genovese richiama inoltre le tensioni che potrebbero nascere tra le principali forze politiche locali, citando l’opposizione del Partito Democratico e il ruolo di Forza Italia negli equilibri territoriali. Il messaggio finale del presidente di Eucratica è rivolto soprattutto alla necessità di rinnovamento della classe dirigente. Dopo anni segnati da divisioni e personalismi, Avellino avrebbe bisogno – secondo Genovese – di equilibrio, lungimiranza e di una rappresentanza politica capace di parlare alla comunità reale della città. “Il futuro del capoluogo non può essere sacrificato sull’altare dell’ego di qualcuno – conclude –. Solo un progetto politico solido e radicato nei quartieri può consentire ad Avellino di uscire dalla stagnazione in cui è stata lasciata”.
di Marco Iandolo

