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Calendario dell’Esercito nel mirino per presunta apologia del fascismo

In POLITICA
Gennaio 18, 2024
Il calendario 2024 suscita polemiche per riferimenti al Ventennio: richiesta di ritiro e modifica da parte del deputato Avs Marco Grimaldi.

Una scelta editoriale che avrebbe dovuto rappresentare un tributo storico-militare si è trasformata in un campo di battaglia politico e ideologico. Il calendario 2024 dell’Esercito Italiano, intitolato ‘Per l’Italia sempre… prima e dopo l’8 settembre 1943’, si trova al centro di una controversia dopo che il deputato Avanguardia Socialista (Avs), Marco Grimaldi, ha lanciato accuse di presunta riabilitazione del periodo fascista attraverso il contenuto del calendario.

Le intenzioni poste in discussione risiedono principalmente nel titolo e nella selezione dei nomi onorati nelle pagine del calendario, che, secondo Grimaldi, includono eroi della Resistenza ma anche figure legate al fascismo, come Giuseppe Izzo, noto per il suo volontariato a fianco dei franchisti durante la guerra di Spagna.

La questione ha assunto toni più accesi con l’interrogazione presentata al ministro della Difesa, Guido Crosetto, in cui Grimaldi chiede un intervento diretto per modificare titolo e descrizione. L’obiettivo è eliminare qualsiasi elemento che possa ridimensionare o normalizzare le responsabilità italiane durante il regime di Mussolini. In aggiunta, si chiede la ritirata delle copie del calendario disponibili al pubblico.

La polemica si inserisce in un contesto più ampio di crescente sensibilità verso tematiche legate alla memoria storica. In Italia, il dibattito riguardo al fascismo e i suoi residui nella cultura civile non è mai del tutto sopito. Tra commemorazioni, celebrazioni e revisioni storiche, il calendario dell’Esercito diventa simbolicamente terreno di riflessione su come gli eventi del passato debbano essere presentati e ricordati.

La questione si carica di ulteriori sfumature politiche dato che il calendario è promosso anche dalla Sottosegretaria Isabella Rauti, figlia di Pino Rauti. La presunta tendenza revisionista del calendario, secondo Grimaldi, sembra rispecchiare una corrente più ampia che coinvolge diverse sfere governative e istituzionali.

Il dibattito sollevato dal caso del calendario 2024 non si limita alla semplice pubblicazione di un oggetto commemorativo, ma tocca le radici profonde di come un paese affronta e interpreta il proprio passato. La questione rimane pendente, mentre si attende una risposta ufficiale dal ministro della Difesa. Nel frattempo, il confronto tra interpretazioni storiche e responsabilità di memoria collettiva rimane un tema centrale nelle sfide contemporanee alla costruzione dell’identità nazionale italiana.