Nuove prospettive per il settore della pesca italiana arrivano in vista della campagna Tonno 2026. A evidenziarle è Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale dell’Unci AgroAlimentare, che esprime soddisfazione per gli esiti dell’incontro svoltosi presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, durante il quale sono state illustrate le principali novità relative all’assegnazione delle quote di cattura. Tra le misure più rilevanti figura l’introduzione di criteri specifici per favorire l’accesso dei giovani imprenditori della pesca alle quote individuali. Potranno infatti accedere alle nuove assegnazioni gli operatori con meno di 40 anni, proprietari di imbarcazioni comprese tra 12 e 24 metri, già autorizzati alla cattura di pesce spada o alalunga nel 2026 e in possesso di licenza professionale con palangaro, purché non siano già titolari di quote tonno. Previsti inoltre quantitativi aggiuntivi per le unità della piccola pesca costiera autorizzate alla campagna e per gli operatori coinvolti in accordi di filiera, nell’ottica di sostenere le realtà produttive più radicate sul territorio. Una delle novità più significative riguarda il ruolo delle Organizzazioni dei produttori. In via sperimentale sarà infatti consentito trasferire fino al 75% delle quote assegnate alle O.P., una misura che punta a rafforzarne la funzione economica, migliorare l’aggregazione dell’offerta e garantire una gestione più efficiente delle risorse disponibili. La quota non ripartita sarà destinata prioritariamente ad alcune aree marittime strategiche, tra cui i compartimenti dell’Adriatico fino a Brindisi, quelli della Sicilia e le aree del Tirreno, a condizione che le flotte interessate abbiano già utilizzato oltre il 50% delle quote precedentemente assegnate. “Per la gestione della quota tonno può aprirsi concretamente una nuova fase”, sottolinea Scognamiglio, che ha inoltre ringraziato il Ministero e gli uffici competenti per il lavoro svolto e per il costante confronto con le rappresentanze del settore. Un percorso che, secondo l’Unci AgroAlimentare, potrebbe favorire il ricambio generazionale e una maggiore organizzazione dell’intera filiera ittica nazionale.
di Marco Iandolo

