Nella sfida per la conquista di Palazzo Santa Lucia si delinea uno scontro dai toni netti: Edmondo Cirielli per il centrodestra, Roberto Fico per il centrosinistra. Due candidature che rappresentano mondi lontani: da un lato la destra identitaria e radicata nei valori tradizionali, dall’altro l’eredità del Movimento 5 Stelle, con un profilo civico e progressista. Nel mezzo, un vuoto che pesa: quello del centro moderato. Una tradizione politica che in Campania ha sempre avuto un ruolo determinante, capace di spostare equilibri, costruire alleanze, portare voti silenziosi ma decisivi. E’ successo nella breve stagione di Stefano Caldoro, è stato ancora più evidente nei dieci anni di governo di Vincenzo De Luca, che proprio grazie al consenso trasversale e al sostegno di liste civiche e mondi centristi ha consolidato la sua leadership. Ora, senza De Luca in campo, i moderati si trovano davanti a un bivio. Da un lato la tentazione di restare divisi, sparpagliati in quote dentro le due coalizioni maggiori, pronti a garantirsi spazi di potere in cambio di fedeltà. Dall’altro, l’ipotesi — per ora solo teorica — di costruire qualcosa di nuovo, un polo che provi a raccogliere l’area cattolica, riformista, liberale e civica che ancora oggi esiste ma non trova un riferimento unitario. In una regione storicamente sensibile alla cultura di centro, la partita è tutt’altro che secondaria. Chi intercetterà quel consenso silenzioso potrebbe fare la differenza in una sfida che si annuncia dura e polarizzata. Ma per contare serve coraggio, serve una leadership credibile, serve una proposta politica che non sia solo somma di sigle o lista di candidati. I prossimi mesi diranno se i moderati campani sceglieranno di restare comparse o di tornare protagonisti. Con una certezza: senza di loro, vincere sarà più difficile per tutti.
di Marco Iandolo

