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Caro energia, stangata sulle imprese irpine: in estate bollette oltre il 40% in più

In AVELLINO, CAMPANIA, ECONOMIA, IN EVIDENZA
Settembre 01, 2026
Confesercenti Avellino lancia l’allarme: aumenti fino al 48,5% per gli alberghi e al 47,6% per i ristoranti. Marinelli: “L’energia non è una spesa comprimibile. Intervenire sugli oneri di sistema non è più rinviabile”.

L’emergenza energetica torna a bussare alla porta delle imprese irpine e lo fa con numeri che rischiano di pesare ancora una volta sui bilanci di attività commerciali, pubblici esercizi, ristoranti e strutture ricettive. Tra giugno e agosto, secondo i rilevamenti di Confesercenti Avellino, il costo dell’elettricità è aumentato mediamente di oltre il 40% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con punte particolarmente elevate nei settori maggiormente esposti ai consumi. A lanciare l’allarme è Giuseppe Marinelli, presidente provinciale di Confesercenti Avellino, che parla di una nuova “stangata” destinata a mettere sotto pressione margini di guadagno già ridotti.  I dati fotografano un quadro particolarmente pesante. Per gli esercizi commerciali non alimentari l’incremento medio della bolletta elettrica si attesta al 40,9%, mentre per il comparto alimentare arriva al 41,3%. Ma nei settori caratterizzati da consumi energetici più elevati la crescita diventa ancora più consistente: 42,2% per i supermercati, 44% per i bar, 47,6% per i ristoranti e 48,5% per gli alberghi.  Numeri che, secondo Confesercenti, non possono essere letti soltanto come una voce di bilancio delle singole imprese. Il rischio è infatti che l’incremento dei costi finisca per propagarsi lungo tutta la filiera economica, arrivando inevitabilmente sui prezzi pagati dai consumatori.  “Il costo dell’energia è sempre più un problema anche per le attività e i negozi irpini”, sottolinea Marinelli, ricordando come l’instabilità del mercato energetico rappresenti ormai una costante con cui imprese e famiglie sono costrette a confrontarsi.  A pesare, nella lettura dell’associazione di categoria, sono diversi fattori: dalle tensioni geopolitiche alle dinamiche dei mercati, passando per scelte istituzionali e per una struttura dei costi che continua a gravare in maniera significativa sulle bollette.

E dopo l’elettricità torna la paura per il gas

Se l’estate ha riportato in primo piano il caro elettricità, le prossime settimane potrebbero aprire un nuovo fronte sul gas. Secondo i rilevamenti citati da Confesercenti, nei tre mesi estivi il prezzo del gas è cresciuto di oltre il 30% rispetto allo stesso periodo del 2025.  Ed è proprio in vista della stagione fredda che le preoccupazioni aumentano. Il livello delle scorte e le tensioni sui mercati energetici alimentano il timore di ulteriori rincari, in uno scenario che rischia di diventare particolarmente delicato per le imprese che non possono ridurre facilmente i propri consumi.  Per commercio, ristorazione e ricettività, infatti, l’energia non rappresenta una spesa accessoria. È una componente essenziale dell’attività quotidiana: serve per illuminare e climatizzare i locali, conservare gli alimenti, garantire la produzione, assicurare servizi e mantenere gli standard di qualità richiesti dalla clientela. Ridurre i consumi, dunque, non è sempre possibile senza compromettere il servizio. E quando i costi aumentano, le alternative si restringono: comprimere ulteriormente i margini oppure trasferire almeno una parte degli aumenti sui prezzi finali.

La questione politica: “Non si può continuare a caricare l’energia di peso fiscale”

È qui che la denuncia economica si trasforma in una precisa richiesta politica. Confesercenti chiede un intervento sulle componenti della bolletta e, in particolare, sugli ASOS, i cosiddetti oneri di sistema.  “Non possiamo continuare a caricare sull’energia un peso fiscale che rischia di amplificare gli aumenti e trasferirli sull’intera economia”, afferma Marinelli, mettendo in relazione il caro energia con il rischio di una nuova fiammata inflazionistica. Il ragionamento è quello di un possibile effetto domino: bollette più care significano maggiori costi per le imprese; maggiori costi significano margini più bassi o prezzi più alti; prezzi più alti finiscono per ridurre il potere d’acquisto delle famiglie e rallentare ulteriormente i consumi. Una spirale che, in una provincia come quella irpina, rischia di avere conseguenze ancora più significative su un tessuto produttivo composto in larga parte da piccole e medie imprese e attività commerciali.  “Il suo costo avrà un peso sempre maggiore sulla competitività delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie”, avverte il presidente provinciale di Confesercenti, indicando nella revisione degli oneri di sistema una delle misure che non possono essere ulteriormente rinviate.  La richiesta, dunque, è di una strategia energetica di lungo periodo capace di ridurre la vulnerabilità del sistema e restituire maggiore certezza a imprese e famiglie. Perché, dopo gli anni delle emergenze e dell’instabilità dei mercati, il caro energia rischia di diventare non più una crisi temporanea, ma un elemento strutturale capace di incidere sulla competitività dell’economia e sulla vita quotidiana dei cittadini.

di Marco Iandolo