In un tempo in cui la lotta alle organizzazioni criminali dovrebbe rappresentare un punto di unione trasversale tra forze politiche, un fatto ha destato sorpresa e preoccupazione: l’assenza del governo al corteo antimafia che si è svolto a Roma. A sottolineare l’accaduto, con una nota critica, è stato Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, durante la sua partecipazione all’evento.
La manifestazione, da sempre un momento di forte richiamo comunitario e di riflessione collettiva sul fenomeno della mafia, quest’anno non ha visto una significativa presenza dei rappresentanti dell’esecutivo. La constatazione ha suscitato la reazione di Conte, che ha evidenziato come il silenzio e l’assenza possano parlare tanto quanto le presenze e gli impegni pubblici.
Secondo l’ex premier, la lotta contro le mafie deve essere un impegno quotidiano che va oltre la retorica, richiedendo un’azione morale e pratica da parte di tutte le forze politiche. Il dolore per le vite perse a causa della criminalità organizzata deve tradursi in un impulso a lavorare congiuntamente e senza sosta contro il malaffare.
La commentata mancata presenza governativa al corteo antimafia non solo tocca un nervo sensibile in termini di immagine e di percezione pubblica, ma pone interrogativi sul livello di coinvolgimento e di priorità date alla questione mafiosa nel panorama politico attuale. Le organizzazioni criminali continuano a rappresentare una delle più gravi minacce per la società e l’economia italiane, e un fronte unitario e resiliente da parte delle istituzioni è da sempre considerato un elemento chiave per contrastarle efficacemente.
Conte ha poi aggiunto come, in un periodo in cui il paese sta affrontando sfide di portata storica, il cortocircuito tra alcuni esponenti della maggioranza e le istituzioni preposte alla lotta contro le mafie costituisca un segnale di allarme che non può essere sottovalutato.
L’appello implicito del presidente del M5s sembra essere diretto verso un rafforzamento dell’unità politica e istituzionale in materia di lotta alla criminalità organizzata. Una richiesta che suona ancora più pressante nell’anno in cui si ricordano i tragici anniversari delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, dove perse la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta, e, poco dopo, il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta.
Il dialogo e l’impegno nei confronti di un fenomeno così radicato e pericoloso richiedono una risposta chiara, coesa e trasparente da parte di ogni singolo attore politico e istituzionale, un impegno che deve estendersi ben oltre le apparenze e le dichiarazioni di facciata per tradursi in azioni concrete e misurabili nei risultati.
