239 views 3 mins 0 comments

Crepuscolo finanziario: 118.000 imprese italiane a rischio usura

In ECONOMIA
Novembre 16, 2024

L’allarme è stato lanciato recentemente dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre che evidenzia un incremento preoccupante del numero di imprese italiane che versano in condizioni economiche precarie. Al 30 giugno, il computo raggiungeva quasi 118.000 realtà commerciali e artigianali, incrementate di oltre 2.600 rispetto all’anno precedente, invertendo una tendenza al ribasso che aveva caratterizzato gli anni precedenti.

Queste imprese si trovano oggi in una situazione di fragilità che le rende vulnerabili all’usura: molti di questi soggetti economici, infatti, sono stati segnalati alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia per insolvenza. Tale condizione li rende praticamente ineleggibili per nuovi finanziamenti nel circuito bancario tradizionale, aggravando ulteriormente la loro posizione nel mondo degli affari.

Il fenomeno mostra una maggiore concentrazione nelle grandi aree metropolitane, dove il tessuto economico è più denso e le attività commerciali più frequenti. Roma segna il primato triste con 10.827 imprese in difficoltà, seguita da Milano con 6.834 e Napoli con 6.003. Le province di Torino e Firenze occupano rispettivamente il quarto e il quinto posto in questa classifica poco invidiabile. Interessante notare come il Sud e il Centro Italia raccolgano il maggior numero di aziende in crisi, con un netto incremento delle percentuali di imprese in sofferenza in province come Benevento, Chieti, Savona, Rieti e Lecce.

Oltre alla mera statistica provinciale, è fondamentale soffermarsi sul trend di decremento del credito erogato alle imprese da parte del sistema bancario. Dall’apice del 2011, con 1.017 miliardi di euro concessi, si è assistito a un crollo fino ai 711,6 miliardi di febbraio 2020, seguito da una lieve ripresa durante la crisi pandemica e un successivo nuovo declino a 667 miliardi a settembre di quest’anno. In termini percentuali, si registra una riduzione del 52,4% rispetto al picco massimo, segnale di una contrazione creditizia di lungo periodo che ha reso l’ambiente finanziario italiano ostile alla crescita economica e all’espansione aziendale.

La situazione descritta rappresenta una sfida considerevole per i policy maker e per le banche: da una parte c’è la necessità di supportare il tessuto imprenditoriale per evitare una spirale negativa di fallimenti e chiusure, dall’altra la prudenza nel gestire il rischio di credito in un periodo economico incerto.

Il problema richiede soluzioni strutturali che vanno oltre il mero intervento emergenziale. È imperativo pensare a sistemi di garanzia più elastici, a politiche di credito che possano effettivamente sostenere chi si trova in momentanea difficoltà senza esporsi a rischi usurai. Allo stesso tempo, è cruciale promuovere la cultura finanziaria tra gli imprenditori, per permettere loro di navigare con più sicurezza tra le insidie del mercato del credito.

In definitiva, l’economia italiana si trova a un bivio, e le decisioni che verranno prese nei prossimi mesi saranno determinanti per definire il futuro di molte imprese e, per estensione, della stessa struttura produttiva del paese.