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Crisi Industriale a Portovesme: La Sider Alloys e la Casse Intégration Guadagni

In ECONOMIA
Maggio 06, 2024

La mattinata di oggi ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo di tensione industriale nel Sulcis, con l’avvio della cassa integrazione ordinaria per circa quaranta dipendenti della Sider Alloys di Portovesme. La decisione, dettata dalla necessità di interrompere parzialmente le attività dello stabilimento per mancanze logistiche e di materiali, ha scatenato la risposta immediata di sindacati e lavoratori: uno sciopero di 24 ore accompagnato dal blocco fisico dell’accesso alla fabbrica.

Gli eventi disagevoli per l’industria dell’alluminio hanno inizio con un annuncio poco auspicioso nei giorni scorsi, quando l’azienda ha comunicato alle rappresentanze sindacali CGIL, CISL, UIL e alla Rsu di dover inserire in cassa integrazione il 50% degli operai attualmente in forza. Il cuore del problema risiede nel rinvio della consegna di componenti essenziali per il revamping della sala elettrolisi, dato il congestione del traffico marittimo a seguito di complicazioni nel Canale di Suez, con materiali ancora bloccati nei porti cinesi.

La forte reazione dei sindacati mette in luce una frattura evidente nella gestione delle risorse umane e delle promesse industriali. Renato Tocco, voce della UILM, ha espressamente criticato la ricorrenza di simili situazioni di stalemate operativo, implicitamente sfidando il rinviato sviluppo economico dello stabilimento acquisito sei anni fa dalla Sider Alloys. È forte l’incitamento alla politica per una presa di posizione chiara sulla strategicità del sito.

Roberto Forresu di Fiom eleva ulteriormente l’attesa, sottolineando l’urgenza di un incontro ministeriale per discutere in termini concreti i futuri dell’impianto. È richiesto, infatti, un piano industriale che delinei precisamente gli investimenti, la manutenzione e il calendario produttivo, elementi da tempo attesi e mai concretizzatisi.

Sull’onda di tali espressioni, Giuseppe Masala, anch’egli rappresentante sindacale, ribadisce la necessità di un ripudio del piano di cassa integrazione, considerato insufficiente e evasivo, puntando direttamente a un dialogo con il governo al fine di rispettare gli impegni previsti dall’accordo di programma del 2018.

La vicenda di Sider Alloys riflette una problematica più ampia di come l’industria pesante italiana si trovi ad affrontare non solo le sfide globali di mercato e produttive, ma anche un intrinseco bisogno di rinnovamento nella gestione corporativa e politica. L’incertezza e la discontinuità nelle decisioni influenzano direttamente la vita dei lavoratori e delle loro famiglie, oltre a configurarsi come un ostacolo alla crescita economica di una regione già segnata da difficoltà strutturali.

Questo scenario nel Sulcis evidenzia quindi l’impellente necessità di strategie di sviluppo sostenibili e congrue, che possano garantire stabilità occupazionale e prosperità industriale nel lungo termine. Le risposte del governo e delle autorità competenti nei prossimi giorni saranno determinanti per definire non solo il futuro della Sider Alloys, ma anche la fiducia nel settore industriale italiano più in generale.