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Criticità del nuovo decreto sulle rinnovabili: analisi e prospettive future

In ECONOMIA
Giugno 07, 2024

La Conferenza Unificata Stato-Regioni-Comuni ha dato il via libera al Decreto Aree Idonee per le rinnovabili, suscitando già vive reazioni contrarie dal settore. In particolare, l’Associazione Nazionale Energia del Vento (Anev) non ha tardato a esprimere forte dissenso, additando il provvedimento come inadeguato e poco efficace rispetto alle ambizioni dichiarate di sviluppo delle rinnovabili in Italia.

L’obiettivo imprescindibile del decreto è di supportare l’installazione di 80 Gw di nuove fonti rinnovabili. Tuttavia, secondo Anev, questa normativa rischia di costituire non una leva, ma piuttosto un ostacolo. Il nucleo della critica risiede nella classificazione delle superfici: le aree entro il perimetro dei beni tutelati e un’ulteriore fascia potenzialmente estendibile fino a 7 km sono considerate inidonee per l’installazione di nuovi impianti energetici. Questa condizione potrebbe compromettere gravemente la capacità del paese di conseguire gli obiettivi energetici previsti.

La posizione di Anev è chiarita ulteriormente con la denuncia di un rallentamento burocratico che il decreto potrebbe innescare. Le Regioni, dotate della possibilità di estendere la zona di tutela fino a 7 km dal perimetro dei beni, potrebbero renderlo di fatto inefficace. Questo ampliamento del perimetro di tutela rischia di congelare progetti potenzialmente benefici, rallentando l’iter autorizzativo anziché velocizzarlo come richiesto dalle direttive europee in materia di transizione energetica.

Sebbene il decreto paventi una revisione annuale delle traiettorie regionali e prometta interventi correttivi in caso di allineamento inadeguato agli obiettivi, l’efficacia di tali misure rimane dubbia. L’Anev suggerisce che minimi aggiustamenti potrebbero ancora salvaguardare la normativa. Un auspicio rimane che i ministeri competenti, tra cui il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), il Ministero della Cultura (Mic) e il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Masaf) possano intervenire per rettificare alcune ambiguità e assicurare che il passaggio normativo non diventi un ulteriore ostacolo.

La situazione lascia l’industria del rinnovabile in una condizione di incertezza. Investitori e operatori del settore guardano con ansia alle future interpretazioni e applicazioni del decreto, speranzosi che vi possa essere uno spazio per una revisione costruttiva. Ciò che è chiaramente emerso è la necessità di un dialogo costruttivo tra governo, enti locali e rappresentanti dell’industria per riallineare effettivamente il quadro normativo agli obiettivi di sostenibilità che l’Italia si è impegnata a raggiungere.

In questo intrincato panorama, il paese si trova a una svolta: proseguire mediante correzioni mirate e dialogo aperto, o permanere in uno stato di stallo legislativo che potrebbe compromettere non solo il futuro energetico ma anche l’allocazione di investimenti cruciali in un settore chiave per la transizione ecologica globale. La direzione che sarà presa potrebbe delineare in modo significativo il percorso dell’Italia verso un’economia verde e innovativa.